Scuola di Preghiera

 

Scuola di preghiera    

1. Preparazione remota e preparazione prossima

Preparazione remota: conformazione del proprio stile di vita alla preghiera. Non tocca direttamente la preghiera ma è propedeutica.

NB: non si è mai completamente pronti alla preghiera. È la vita di preghiera stessa che, nel tempo, ci rende sempre più preparati ad essa.
    + Astensione dai giudizi: la relazione con il Padre misericordioso richiede un atteggiamento di misericordia e di                                                         compassione verso i fratelli.
    + Mente pura: eliminare pensieri ( immagini, discorsi ecc...) cattivi e/o inutili, i quali riaffiorano tutti nella preghiera,                                     distraendoci.

Preparazione prossima, non è ancora preghiera ma è collegata ad essa direttamente.

    + Contenuto della preghiera: leggo prima il brano della Scrittura su cui si prega.

    + Luogo e tempo: scelgo i tempi e i luoghi più favorevoli, in base al proprio stile e stato di vita.

NB: sbagliando si impara: una più assidua vita di preghiera permette di verificare quali sono i tempi e i luoghi di preghiera migliori per il singolo.

2. Cosa dice il brano

Lo strumento per la preghiera è la Bibbia. Ci si accosta alla Bibbia con venerazione:

    + conservarla non come un libro tra gli altri;

    + baciarla al termine della preghiera.

 

A) Segno di Croce e invocazione allo Spirito Santo: la Scrittura si legge da figli liberi facendo memoria del battesimo.

B) Si legge il brano, meglio se il Vangelo della domenica:

    + almeno 5 volte: ci si mette da poveri davanti al Signore e Maestro Gesù;

    + a voce: la Parola si ascolta e non si legge perché è una Persona viva e

                            non un libro.


C) Si legge la Bibbia con la Bibbia:

    + leggo il contesto: cosa c'è prima e dopo il brano;
    + i riferimenti: nelle note e nei paralleli indicati a margine;

    + i rimandi: quale brano mi viene in mente?

D) Sottolineare la parola o la frase sulla quale il cuore si sofferma.

E) Ripetere tante volte questa parola/frase.

3. Cosa mi insegna la parola sul Signore.

 A cosa servono la Parola di Dio e la preghiera?

a) A capire cosa devo fare della vita.

b) A risolvere i problemi che ho a scuola.

c) A sfogarmi per la pesantezza che sento.

d) A parlare con Dio.

e) A chiedere aiuto per qualcuno che mi è caro

 

Tutto giusto, ma neanche troppo

La Parola di Dio e la preghiera, fondamentalmente, ci insegnano qualcosa proprio su Dio, specialmente sul Signore Gesù.

Leggendo un vangelo, oltre a riconoscere la situazione nella quale troviamo Gesù c’è bisogno che ci fermiamo a guardare chi era quest’uomo-Dio che oggi è il centro della nostra vita.

Indagheremo:

- I sentimenti e le passioni di Gesù. Lui si arrabbia? Prova pietà, amore? Il Signore non è una statua greca!

- I suoi pensieri. Come pensa Gesù, a cosa si riferisce quando parla?

- I suoi desideri.

 

A) Desiderio fondante tutta la sua vita: annunciare la gloria/amore del Padre.

B) Desideri particolari in ogni situazione, che si possono ricondurre al suo desiderio fondamentale.

 

Perché è importante conoscere Gesù?

Egli ci svela chi siamo.

Contemplando la persona di Gesù noi scopriamo la nostra vocazione personale: dentro di noi c’è un tratto della personalità di Gesù che è il segreto della nostra felicità. Tutto quello che cerchiamo nella vita quando ci sentiamo “incompleti” è questo, conoscere quel piccolo germoglio di Gesù che vive dentro di noi e farlo sbocciare.

4. COSA DICE LA PAROLA ALLA MIA VITA

Anzitutto dobbiamo fare attenzione a due grandi tentazioni:


Quando la preghiera è SOLO una riflessione, un pensare un riflettere (penso, penso, penso…).


Quando la preghiera è SOLO una ricerca smisurata di emozioni (se non piango allora la preghiera
non riesce…).


    Questo è il momento in cui la Parola tocca la mia vita.
    Arriva fino alle corde più intime del mio cuore, in quel luogo remoto nel quale posso entrare solo io e il Signore,     neanche il migliore amico/a!

È il momento della VERITÀ: nella preghiera, non aver paura di guardarci quali realmente siamo!


E allora, a partire dalla mia vita CONCRETA di tutti i giorni:
    

 Desideri: piccoli e grandi
 Gioie
 Delusioni
 Preoccupazioni
 Errori e peccati
 …

5. IL DIALOGO

Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». (Gen 3,8-10).

Quando fu creato l’uomo viveva in relazione diretta con Dio. Possiamo dire che viveva in una preghiera continua contemplando il suo volto. Con il peccato questa relazione viene interrotta, il dubbio su Dio entra nel cuore dell’uomo e addirittura quei passi che erano familiari e che facevano gioire il suo cuore ora provocano l’effetto opposto: la paura. Dio sa benissimo cosa è accaduto, ma non chiude il suo cuore e ristabilisce quel rapporto. Il Signore prende l’iniziativa e chiede: <<dove sei?>>.

In questo dove sei ci siamo tutti noi.

La preghiera è rispondere a questa chiamata essenziale. La preghiera è ristabilire questo dialogo tra noi e Dio. Per questo la preghiera non può interessare solo la nostra intelligenza, ma deve intercettare soprattutto il cuore.

È il cuore il luogo della preghiera, il luogo dove il nostro io è chiamato a lasciar spazio al tu di Dio. La preghiera non è un monologo, si tratta di un dialogo in cui Dio accoglie i nostri desideri e li trasforma in un disegno d’amore più grande. Cosa posso dire a Dio? So che Egli è Padre, Figlio e Spirito Santo. Allora mi relazionerò con le tre persone della Santissima Trinità.

Al Padre dirò grazie per i suoi benefici, per la vita e per ogni dono in cui riconosco il suo amore.

A Gesù Figlio di Dio dirò scusa per tutte le volte che non ho corrisposto al suo amore che mi ha dimostrato salvandomi, morendo sulla croce e risorgendo.

Allo Spirito Santo dirò aiuto perché possa riconoscere ogni giorno l’opera di Dio nella mia vita ed avere la forza di seguire il Signore dove mi chiama a testimoniarlo.

Che meraviglia! Scopriamo come parlare con Dio e comprendiamo il linguaggio dell’amore, perché in realtà dire grazie, scusa e aiuto significa riconoscersi creature amate da Dio e bisognose di Lui. Grazie, scusa e aiuto sono atteggiamenti del cuore che aprono all’accoglienza del tu che diventa noi e si fa Chiesa che dialoga con il Signore ed è capace di accogliere tutti.

La preghiera si apre allora all’intercessione: 

infatti la Chiesa del cielo, la Madonna e i santi vengono in nostro aiuto e intercedono per noi, mentre noi diventiamo a nostra volta intercessori per gli altri. Dono di Dio! Il dialogo con Lui non è mai solo per uno, perché l’Amore non si può contenere è vita e vita in abbondanza. La preghiera è allora il motore dell’amore fecondo capace di dar Vita alla nostra vita... nella preghiera quei passi tornano ad essere di nuovo familiari e il cuore arde sapendo che il Signore non aspetta altro che parlare con e a te!

 

 

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