Sursum Corda

La storia

Nani sulle spalle di giganti

"Il Sursum mi è piaciuto assai: e mando 25 lire per un abbonamento di favore e di incoraggiamento". A firmare questa lettera, datata 11 ottobre 1917 ed inviata al rettore del tempo mons. Domenico Spolverini, era don Angelo Roncalli, futuro Giovanni XXIII. Il Sursum era nato qualche mese prima (il primo numero porta la data del 7 agosto 1917)  “in clima di guerra – scriverà in seguito mons. Franciolini, uno dei primi redattori della rivista – per portarvi un palpito caldo e largo di amore; continuò, quello terminato, per congiungere in perenne legame d’amore tanti fratelli, e confortarli nelle asprezze dei combattimenti apostolici”. La pubblicazione di questa rivista (all’inizio, in verità pochi fogli scritti a mano ed ora, ingialliti e ruvidi, gelosamente custoditi nella Biblioteca e nell’Archivio del nostro Seminario) raccoglieva il desiderio che i seminaristi del Laterano e i loro compagni, chiamati alle armi e sparsi in ogni angolo d’Italia, si potessero sentire spiritualmente legati da un filo che li raggiungesse tutti, per tenerli stretti tra loro e all’amato Seminario, da essi così lontano.

Lo sfondo del primo conflitto mondiale spiega anche il titolo scelto per questa “conversazione con i nostri compagni soldato” (così riportano sulla copertina i primi numeri del Sursum), come raccontava in una intervista il card. Paolo Marella, primo direttore responsabile del Sursum: la rivista è nata nella guerra; “Sursum corda” – in alto i cuori - era un invito a fare il proprio dovere, a confidare in Dio e ad avere fiducia.

Racconta ancora mons. Franciolini: “Ricordo ancora il colloquio con il Rettore – il venerato ed indimenticabile mons. Spolverini - in una sera dei primi di luglio 1917, quando gli esponemmo il nostro progetto, e la sua comprensione e la sua approvazione e il suo incoraggiamento; ho ancora davanti agli occhi l’entusiasmo dei pochi seminaristi rimasti nella pace del nido comune, quando fu esposta ad essi l’idea del "giornalino", e chiesto l'impegno, che costava sicuramente un sacrificio, di compilarlo, redigerlo e scriverlo loro, e spedirlo e farlo giungere a tutti i fratelli lontani". A poco più di un mese da quel colloquio, era pronto il primo fascicolo litografato, ciclostilato presso una tipografia vicina al Pantheon, con i disegni di alcuni alunni.

Terminata la guerra, terminò anche la giovinezza del Sursum. Si decise però di portare avanti questa iniziativa: le mutate situazioni storiche comportarono una revisione esterna della rivista ma non del suo nucleo essenziale. Il Sursum degli anni ‘20 era sempre il ritratto fedele della vita del Seminario: le sue cronache, i suoi appunti e i suoi spunti, le sue notizie e le memorie dei secoli passati permettevano a tutta la grande famiglia degli ex-alunni di rivivere il Seminario nel Sursum.

Da quel vispo marmocchiettto degli inizi qual era, il Sursum aveva indossato i calzoni lunghi da ragazzo serio: così il card. Marella commentava la trasformazione del Sursum da letterone ai compagni soldato in un periodico a tutti gli effetti.

“Tu mi sei la voce fedele del caro Seminario, dove passai anni felici di preparazione, e mi ricordi i venerati superiori e i cari compagni”: siamo negli anni ‘30 e questa attestazione di un ex-alunno riflette che, nonostante il giornale si stesse aprendo ad orizzonti sempre più ampi facendosi eco della voce della Chiesa e di quella del Papa, di testimonianze vitali e di espressioni liturgiche, teologiche ed artistiche, soprattutto in riferimento a quanto tutto ciò provocava nella vita di Seminario. Tuttavia non venne a mancare mai quel clima di familiarità e di intimità, di profonda nostalgia e di dolci ricordi che il Sursum suscitava nei suoi lettori.

“Per due lunghi anni il Sursum ha fatto silenzio. Voleva parlare, si è sforzato, ha pronunciato qualche sillaba, ma tutto è rimasto sulla punta della lingua”. Scoppia la Seconda Guerra mondiale e la rivista risente di questo contesto ostile: mancano i soldi e il materiale adatto per stampare e gli alunni del Seminario vengono richiamati al fronte, anche se non come soldati ma come cappellani. Il Sursum riprende l’antico compito di essere collegamento tra la sede del Seminario e il fronte, ma non si esaurisce con esso: continua infatti la pubblicazione delle varie rubriche con lo stesso fervore spirituale ed una sana e gioiosa serenità. Tra le difficoltà di stampa (negli anni della guerra escono solo numeri unici), la rivista persevera nel suo obiettivo.

Il tempo dal lontano 1917 non si è fermato. Molte circostanze stanno cambiando e avvenimenti grandiosi e inimmaginabili si sono succeduti per il Seminario. Papi della statura di Pio XII, Paolo VI e Giovanni XXIII entrano attivamente nella vita della comunità con i loro inviti, le loro visite e le loro parole. L’Anno Santo del 1950 e il Concilio Vaticano II richiamano a Roma il mondo intero. Vicino a tutti questi avvenimenti, il Sursum non è rimasto indifferente: escono i numeri unici su papa Pio XII e su papa Roncalli; le testimonianze degli incontri con i vari pontefici, dei loro discorsi alla comunità; non mancano gli accenni al grande evento del Concilio.

Ad un Sursum dagli interessi ormai universali, appaiono come sbiaditi gli accenni ai piccoli fatti della vita della comunità ed assume un tono ancora più ufficiale. Rimangono ancora la cronaca e alcune rubriche come eco della vita di Seminario, ma il tono è ormai più ponderato rispetto al naturale stornello romanesco che accompagnava le pagine dei primi numeri, anche se escono alcuni numeri speciali che raccontano gli eventi più significativi della vita comunitaria come le celebrazioni per il IV centenario dalla fondazione, i lavori di rinnovamento e l’inaugurazione della nuova cappella maggiore.

Nei decenni che seguono, il Sursum non rallenta la sua crescita, ma anzi matura sempre più la consapevolezza di essere ad un tempo la voce del Seminario per tanti ex-alunni sparsi nel mondo intero e lo specchio di riflessione degli avvenimenti che vive la Chiesa, soprattutto attraverso lo speciale legame che lega il Seminario Romano al Romano Pontefice. L’elezione di Giovanni Paolo II che continua e intensifica le visite alla nostra comunità, non fa che approfondire questo legame. Arrivano i numeri a colori, la qualità della stampa migliora e la pubblicazione da mensile diviene semestrale, come è anche attualmente. Arrivano gli inserti sulle missioni parrocchiali che il Seminario vive all’inizio dell’anno comunitario e quelli che raccontano le esperienze dei seminaristi durante le vacanze estive.

Ora il Sursum è approdato nel mare magnum di Internet: da quei fogli ora quasi consumati dal tempo, di strada ne è stata compiuta tanta, come lungo è il cammino che si apre davanti. Siamo certi di essere testimoni di una grande storia. Che continua...

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