Madonna della Fiducia

La storia e la devozione

L’Immagine e il titolo della B.V.M. della Fiducia sono così strettamente legati alle vicende del Seminario Romano da formare con esso una cosa sola. Una sola storia. Singolarmente provvidenziale e – a tratti –  commovente. Qualsiasi ricostruzione degli avvenimenti che si sono succeduti negli ultimi due secoli e mezzo di vita del Seminario, che volesse prescindere da essi, è di fatto impensabile. Quelle che seguono sono solo le note storiche essenziali per ripercorrere le vicende della nascita della devozione e del culto alla Madonna della Fiducia.

Chiara Isabella Fornari e le origini della devozione alla Fiducia

L’Immagine della Madonna che si venera ormai da quasi due secoli nel Seminario Romano – una figura di Madre col Bambino, dipinta su ovale di rame, il cui tratto distintivo è il gesto del Bambino, che con il braccio sinistro indica la Madre – è senza ragionevole dubbio la copia di un analogo originale che fu in possesso della Serva di Dio Chiara Isabella Fornari (25 giugno 1697 – 9 dicembre 1744), romana di nascita, proveniente da un’agiata famiglia della città, e successivamente abbadessa del monastero della clarisse di San Francesco in Todi. Anima dotata di eccezionali qualità mistiche, Chiara Isabella era devota all’Immagine di una Madonna col Bambino che ancora oggi si conserva nel Monastero di Todi. Tale Immagine, ancora molto tempo dopo la morte di Suor Chiara, era venerata da una larga cerchia di persone, specialmente dagli infermi. Le monache, infatti, solevano mandare l’Immagine nella casa degli infermi che ne facevano richiesta per chiederne la guarigione. Molte testimonianze dell’epoca, infine, assicuravano che essa era in grado di suscitare un vero dolore dei peccati.

La grazia di suscitare la contrizione dei peccati e un vero ed intenso dolore per essi era e rimane una delle caratteristiche peculiari della nostra Immagine della Vergine col Bambino, tanto da guadagnarle il titolo di Refugium peccatorum, titolo utilizzato già da Suor Chiara (secondo quanto si è sempre tramandato nel monastero di Todi) e che verrà mantenuto per lungo tempo, fino al 1916, per essere poi mutato a seguito di eventi e circostanze che riguardano più da vicino la storia del Seminario e che trattiamo più avanti. Di questa grazia particolare era certamente consapevole la Venerabile Chiara di cui una pergamena presente negli Archivi del Seminario Romano (ASR) riporta la seguente testimonianza.

«L'espressione delle seguenti parole sono state scritte di propria mano dalla celebre Serva di Dio Suor Chiara Isabella Fornari [segue uno spazio vuoto]. La divina Signora si è degnata di concedermi che ogni anima, che con fiducia si presenterà a questa Immagine, proverà una vera contrizione dei suoi peccati con un vero dolore e pentimento ed otterrà dal suo divinissimo Figliolo un general perdono di tutti i peccati. Di più questa mia Divina Signora, con amore di vera madre, si è compiaciuta di assicurarmi che ogni anima, che rimirerà questa sua Immagine gli concederà una particolar tenerezza e divozione verso di Lei. L'originale di dette parole di carattere proprio della suddetta Serva di Dio riconosciuto da più …sone [persone – N.d.R.] è stato presentato in ….ar. de' Riti».

La pergamena è senza data ma siamo sicuri – grazie a riferimenti che vi fanno altri documenti d’Archivio – che essa fosse presente in Seminario almeno dal 1860. Mons. Roberto Masi, invece, autore della più importante ricerca storica che a tutt’oggi sia stata scritta intorno alla Madonna della Fiducia (cfr. Bibliografia), ci informa (Masi, p. 22) di non essere riuscito a reperire l’autografo della promessa cui fa riferimento la pergamena. Tale autografo di Suor Chiara dovrebbe essere stato deposto negli archivi della Sacra Congregazione dei Riti in occasione del processo di beatificazione (avutosi nei primi quattro decenni dell’Ottocento), come indica chiaramente la pergamena dell’ASR e avrebbe dovuto trovarsi nell’Archivio della Biblioteca Vaticana, sotto i numeri 3243-3251 del reparto Arch. Congr. SS. Rituum Processus (cioè l’archivio dei documenti relativi ai processi di beatificazione e canonizzazione della Congregazione dei Riti, che allora si occupava anche delle cause dei santi). Tuttavia, quando mons. Masi ne effettuò le ricerche per scrivere il suo ottimo opuscolo, non ne trovò traccia.

In conclusione, dalla pergamena ricaviamo preziosi elementi spirituali e devozionali che ci riguardano da vicino e un elemento storico fondamentale. In coloro che si presentano davanti a Lei “con fiducia” la sacra Immagine non suscita solo contrizione e dolore dei peccati ma anche “particolare devozione e tenerezza verso di Lei”. Per quanto riguarda la storia, invece, l’inciso di Chiara “con fiducia” è l’elemento seminale, risalente già alla Serva di Dio e alle sue esperienze mistiche, dal quale si svilupperà successivamente il titolo con il quale oggi veneriamo la Vergine col Bambino.

L’Immagine del Seminario Romano

Grazie ad una scoperta fatta da Mons. Bernardo Topi nel 1919 a Lama, nelle vicinanze di Città di Castello (Perugia), gli storici del Seminario Romano sono stati in grado di ricostruire le vicende relative all’arrivo di una copia dell’Immagine di Todi e alla nascita del titolo della “Fiducia”. Nei locali della chiesa di Lama, Mons. Topi trovò un’incisione in rame su cartoncino dipinto a mano con pittura ad olio, risalente a fine Settecento o all’inizio dell’Ottocento, che riportava anche la scritta che segue.

Imago B.M.V. a Fiducia dictae quae colitur in Sacello domestico S. Aloysii Gonzagae in Collegio Romano

Ed inoltre, a destra di chi guarda, Andreas Rossi scul. e, a sinistra, Iacob. Zoboli pinxit. In altri termini, l’incisione ci informa di essere una copia dell’Immagine che si venerava nella cappella privata di S. Luigi al Collegio Romano (le “Cappellette di San Luigi” – come sono oggi conosciute – si trovano presso la sede storica di quella che diventerà successivamente la Pontificia Università Gregoriana, che si trova a Piazza del Collegio Romano, nel complesso retrostante la Chiesa di S. Ignazio che oggi costituisce la sede del Liceo Ginnasio Statale Ennio Quirinio Visconti). Morto a Roma nel 1767, Giacomo Zoboli deve aver dipinto la copia in questione prima di quella data. Di Andrea Rossi, l’incisore, non si hanno notizie precise. In tutti i casi, possiamo dire con certezza che l’Immagine che si trovava al Collegio Romano fu venerata con il titolo di B.V.M. della Fiducia già nel periodo di fine Settecento o inizio Ottocento.

Riguardo l’attribuzione dell’Immagine originale possiamo dire che diverse fonti concordano nel sostenere che il dipinto in forma ovata fosse stato donato dal celebre pittore Carlo Maratta a Suor Chiara, in una qualche occasione sconosciuta, e che Suor Chiara abbia preso a venerarlo con grande devozione. Su tale attribuzione – che si basa comunque su ottime fonti – ci sembra di dover avanzare quantomeno qualche dubbio, sia per motivi artistici (anche l’Immagine originale di Todi si discosta notevolmente dallo stile di Carlo Maratta) che per motivi storici. Isabella Fornari fu condotta come educanda nel monastero di Todi nell’anno 1710 (a tredici anni compiuti, come risulta dalla Positio, Summarium n. 4, p. 11). Carlo Maratta muore in Roma nel 1713. Ora, a meno di voler congetturare che un celebre pittore ormai affermato e al termine della sua vita abbia regalato ad una fanciullina di tredici anni un piccolo dipinto di Madonna col Bambino, siamo spinti a mettere in dubbio l’attribuzione del dipinto, o almeno a dire che il passaggio dell’Immagine da Carlo Maratta a Suor Chiara possa non essere stato diretto.

Ma come arrivò fal Collegio Romano la copia dello Zoboli? L'ipotesi più verosimile per spiegarne la provenienza fu avanzata per la prima volta da Mons. Mannucci nel 1917, nel numero unico che celebrava l’inaugurazione della nuova Cappella della Fiducia al Laterano (cfr. Bibliografia), sulla base di un manoscritto che già Mons. Masi non potè più consultare già nel 1948. L’occasione della copia fu dovuta ad una malattia che colse padre Crivelli, gesuita (nipote di un altro p. Crivelli, anch’egli gesuita, direttore spirituale della Fornari), a Foligno. Pare che Suor Chiara abbia inviato al Crivelli l’Immagine originale sul letto della malattia. P. Crivelli, immediatamente guarito grazie alla miracolosa Immagine, volle farsene una copia che portò con sé al Collegio Romano, nei cui locali risiedeva a quel tempo anche il Collegio Germanico-Ungarico di cui p. Crivelli era direttore spirituale. Insieme alla copia (che grazie all’incisione di Lama sappiamo essere quella dello Zoboli), Crivelli portò con sé il manoscritto cui si riferisce Mons. Mannucci, da cui fu successivamente tratta la pergamena della promessa (cfr. sopra). Al Collegio Romano, la Madonna col Bambino cominciò allora ad essere venerata con il titolo della Fiducia.

Da questo punto in avanti, gli eventi si fanno turbolenti. In questo periodo si inasprisce fortemente la netta opposizione delle corti d’Europa alla Compagnia di Gesù. L’undici settembre 1772, per ordine di Clemente XIV, il Seminario Romano viene sottratto all’amministrazione dei gesuiti e sospende temporaneamente le sue funzioni formative. A seguito della soppressione della Compagnia di Gesù (1773), sempre per ordine di Clemente XIV, il Collegio Romano passa in mano al clero diocesano di Roma. Il Seminario Romano, lasciata la vecchia sede di via del Seminario, viene traferito nella sede del Collegio Romano e riapre i battenti il primo novembre 1774, potendo ora usufruire degli abbondanti mezzi di studio che si trovano nel celebre istituto. È facile congetturare che l’Immagine della Fiducia sia sempre rimasta nelle Cappellette di San Luigi, dove i seminaristi del Seminario Romano l’avevano venerata abitualmente negli anni precedenti, quando si recavano al Collegio per le lezioni accademiche. Lì la ritrovarono nel 1774, dopo aver preso il posto del Collegio Germanico-Ungarico. Da quel momento in poi, la Fiducia rimarrà sempre custodita nel Seminario Romano, seguendone le sorti dei secoli successivi.

Il trasferimento a S. Apollinare e i primi due voti alla Fiducia

Con il trasferimento del Seminario Romano alla sede adiacente la basilica di S. Apollinare nel 1824, a seguito della restaurazione della Compagnia di Gesù e della restituzione alla stessa del Collegio Romano, i fatti relativi alla Fiducia si fanno sempre più tracciabili storicamente.La prima notizia completa si riferisce al primo voto che superiori e alunni del Seminario fecero alla Madonna della Fiducia per ottenere protezione per sé e i loro più stretti congiunti dal colera che imperversò in Italia e in particolar modo nello Stato Pontificio nell’anno 1837.

Tutti coloro in favore dei quali era stato emesso il voto (superiori, alunno e familiare) furono risparmiati dal morbo. Lo scioglimento del voto comportò l’offerta della preziosa lampada votiva che arde ininterrottamente ancora oggi davanti all’Immagine della Fiducia e, l’anno successivo, l’offerta delle due corone d’oro. Queste furono imposte all’Immagine, con solenne rito d’incoronazione, celebrato dal Cardinale Carlo Odescalchi, vicario generale di Gregorio XVI, il 14 ottobre 1838, nella residenza estiva del Seminario (la villa Pariola). Le celebrazioni vennero preparate con molta cura tanto che il Santo Padre concesse l’indulgenza plenaria ai partecipanti.

È proprio nel corso degli anni Sessanta dell’Ottocento che la camerata dei teologi mette mano alla sistemazione della cappella della Fiducia nel palazzo dell’Apollinare. Mediante lavori fatti in più riprese, la cappellina passa da un semplice stanzino disadorno ad una nuova stanza, più ampia, che viene decorata e affrescata. Nel 1863 la nuova cappella è sostanzialmente pronta e viene inaugurata il 14 maggio, festa dell’Ascensione del Signore. Sempre nel 1863, il Beato Pio IX, visitando a sorpresa il Seminario nella residenza estiva della Pariola il 20 Ottobre, concede in perpetuo a superiori, alunni ed addetti del Seminario la possibilità di lucrare l’indulgenza di 300 giorni mediante la recita delle Litanie Lauretane davanti alla Fiducia. Nel 1867 una nuova epidemia di colera fu l’occasione per emettere un secondo voto alla Madonna. Anche in tale occasione superiori, alunni e congiunti furono preservati dal morbo. Per ringraziare la Vergine della protezione reiterata, fu offerto un crocifisso con servizio di candelieri da altare che andarono ad arricchire notevolmente gli arredi della cappella.

Il trasferimento al Laterano e la devozione alla Fiducia nel corso del Novecento

Con il trasferimento del Seminario Romano nella sede del Laterano (1913), si apre l’ultima fase della storia della Fiducia. Come sede della nuova cappella della Madonna fu scelto il sacello di S. Nicola, che era appartenuto ai Padri Francescani, penitenzieri dell’Arcibasilica Lateranense, come loro oratorio privato. I lavori di sistemazione della nuova cappella durarono si protrassero fino il 1916. Essa venne inaugurata, al termine di un solenne triduo, il 6 gennaio 1917 dal Card. Oreste Giorgi, che consacrò anche il nuovo altare. Nell’occassione dell’inaugurazione fu cantato per la prima volta il celebre inno O Maria quant’è felice, composto dal Maestro Raffaele Casimiri su testo di don Alfredo Ottaviani (il futuro Cardinale Prefetto del Sant’Uffizio, in carica durante il Concilio Vaticano II). Sul soffitto era stato affrescato il motto del Seminario, composto da Mons. Vincenzo Tarozzi (che era stato segretario per le lettere latine di Leone XIII): Aucti fiducia tui fac Ecclesiae spem cumulemus. Il Santo Padre Benedetto XV partecipò ai festeggiamenti indulgenziando la giaculatoria composta da Mons. Francesco Borgongini-Duca, futuro Cardinale, allora professore di teologia al Seminario Romano: Mater mea Fiducia mea. Da allora questa giaculatoria, presente ancora nell’attuale Enchiridion Indulgentiarum, non ha mai smesso di essere pregata in Seminario e si è diffusa in tutto il mondo cattolico, sia nella versione latina che in lingua vernacola. Lo stesso Benedetto XV – che pur non essendo ex-alunno era legato al Seminario Romano da forti vincoli d’affetto – spirerà invocando la Vergine con questa giaculatoria.

Con i festeggiamenti del 1917, il Seminario Romano “ricambia” al monastero di Todi il favore avuto secoli prima e il titolo della Fiducia torna nel luogo da cui aveva avuto origine. In quella occasione, infatti, il volume celebrativo per l’inaugurazione della nuova cappella venne inviato a diverse case religiose d’Italia e così anche al monastero delle Clarisse di Todi. La madre abbadessa dell’epoca, leggendo il resoconto dei festeggiamenti, decise allora di mutare il titolo con cui si venerava l’Immagine originale di Suor Chiara. Di conseguenze, le clarisse cominciarono a chiamare la Madonna col Bambino appartenuta alla loro santa consorella non più con il titolo di Refugium peccatorum – che peraltro era già presente da lungo tempo nella devozione mariana – ma con quello singolarissimo di Beata Maria Virgo a Fiducia, più vicino – ci permettiamo di dire (sulla base della biografia della Fornari) – alla mens spirituale di Chiara Isabella. Il titolo della Fiducia non sopprimeva ma ricomprendeva ed esaltava tutte le caratteristiche peculiari della Sacra Immagine secondo la Promessa della Vergine a Chiara: il dono della contrizione e del dolore dei peccati, il dono dell’intensa devozione mariana, il dono di una profonda fiducia in Dio occasionato dalla fiducia nella Vergine. Poco meno di cinquant’anni dopo, Paolo VI sintetizzerà mirabilmente cosa tutto ciò significhi nella vita di un cristiano (e soprattutto nella vita di un cristiano che si prepara al sacerdozio) con le parole che seguono.

«Vogliamo credere che questa confidenza filiale e personale con Maria, questo breve e caloroso e sempre rinascente dialogo con la Madonna, questo modo di introdurre il suo ricordo, il suo pensiero, la sua immagine, il suo sguardo profondo e materno nella cella della religione personale, della pietà intima e segreta dello spirito, vi sia abituale. Questa vostra festa lo dice. E beati voi. Perché, come pur sapete, la devozione a Maria santissima, portata a questo grado di interiorità, possiede meravigliose virtù: quella certamente di ottenere la protezione della Madonna, la profusione delle sue grazie e della sua assistenza; e poi quella d’una fedeltà ferma e facile ad ogni dovere che porti il sigillo della volontà di Dio e dell’imitazione di Cristo. È perciò questa una devozione d’utilità pedagogica straordinaria: per la singolare fermezza, con cui sostiene la volontà nella scelta del meglio, nella costanza dell’impegno, nella capacità del sacrificio; e nello stesso tempo nella freschezza sentimentale, non più pericolosa ed ambigua, con cui riempie di energie interiori, di “frutti dello spirito” l’anima devota. La devozione diventa fortezza e poesia. La qual cosa, carissimi figli, Ci sembra assai bella ed importante, proprio per la formazione ecclesiastica, la quale è e dev’essere improntata alla severità, all’austerità, alla rinuncia, di cui ci è nota la implacabile esigenza. Ma non deve mancare la formazione ecclesiastica di quella vivacità spirituale, ch’è propria della grazia, e che non solo è concessa, ma coltivata nel cuore di chi fa del mondo della grazia suo supremo e unico interesse. Ne farete la dolce esperienza, figli carissimi, se appunto darete alla vostra vocazione tutto il vostro cuore, e se al bisogno, per ciò stesso cresciuto ed acuito, di qualche sublime tenerezza, di qualche totale abbandono, di qualche indulgente perdono, di qualche invincibile speranza, darete non scarso, non vano sostegno con l’intima, affettuosa, filiale devozione sacerdotale a Maria santissima: Mater mea et fiducia mea» (Discorso nella festa della Madonna della Fiducia, 8 febbraio 1964).

Mentre l’Immagine della Fiducia trovava una sede definitiva l’Italia aveva fatto nel frattempo il suo ingresso nel I conflitto mondiale. Poco dopo l’inaugurazione della cappella erano riprese le visite militari che avevano portato al fronte molti alunni. Il numero di seminaristi soldati salirà velocemente fino a 111 unità. In questo contesto si cominiciò a parlare di un nuovo voto alla Madonna per chiedere la protezione degli alunni al fronte. Era questa la terza e più grande calamità che, nel giro di meno di un secolo, costringeva il Seminario a rivolgersi alla sua celeste Protettrice. La data del voto fu fissata per il 3 maggio 1917. Dopo la S. Messa presieduta dal Card. Giorgi, Mons. Spolverini, il rettore, leggeva commosso la formula del voto.

«Augusta Regina del Cielo, Madre nostra della Fiducia, spinti da nuove ed estreme necessità, umili ci prostriamo dinanzi a Voi onde ottenere aiuto e conforto. Ascoltateci o Madre Buona. La giustizia del Signore pare domandi altre espiazioni in compenso delle nostre iniquità. È in tutti il timore di un buio domani, pieno di sorprese e di guai. Che sarà di noi? Quale la sorte dei compagni dispersi e lontani? Voi, Madre del Dio che tutto regge e governa, conoscete certo le prove future; voi, del pari – onnipotente per grazia e per natura soccorritrice pietosa – avete modo di premunire e salvare chi fidente v’invoca. Deh! o Madre della Fiducia, proteggete tutti e salvate i nostri compagni nella presente guerra. Se voi ci ascolterete, come ce ne fanno sicuri i segnalati favori che ci largiste in passato, ci obblighiamo con voto ad ornare la vostra piccola immagine di più preziosa raggiera, e a ricordare con festa particolare il benefizio insigne col desiderio che per la pietà dei giovani seminaristi divenga perpetua. Trionfate adunque, o Madre, o Regina, in questa gara generosa impegnata con la vostra munificenza sovrana. Dite presto a quel Gesù che stringete al cuore quos dedisti mihi non perdidi ex eis quemquam. Scioglieremo allora l’inno giulivo, il lieto cantico dell’amore figliale e riconoscente, acclamandovi finché ci basti la vita, e poi – lo speriamo – negli anni eterni, Madre e Fiducia nostra. Mater mea. Fiducia Mea!»

Anche questa volta le preghiere furono esaudite. Un solo alunno – Giuseppe Nuzzolese – non si salvò. Tuttavia, data la sensibile ed efficace protezione sperimentata dai seminaristi durante la guerra, di cui non cessavano di arrivare in Seminario testimonianze continue, il voto fu considerato esaudito. Lo scioglimento del voto fu fissato per il 12 maggio 1920, al termine di un triduo di ringraziamento che si tenne nell’allora cappella maggiore (l’attuale teatro). Fu in quell’occasione che venne cantato per la prima volta O dolce Madre amabile di Raffaele Casimiri, su testo di Mons. Barbieri. Ancora oggi le note di quest’inno di ringraziamento ci trasmettono i sentimenti di sollievo e consolazione che dovettero albergare nel cuore degli astanti.

Tra i vari predicatori che presero la parola era presente don Angelo Roncalli, cui fu affidato uno dei discorsi serali. L’Immagine della Fiducia fu infine riportata nella sua cappella in processione su un tronetto, sorretto a spalla da quattro seminaristi che erano tornati feriti dal fronte. Il Card. Oreste Giorgi chiuse le celebrazioni collocando il dipinto nella nuova raggiera. Da allora il Seminario Romano celebra nella stessa data la festa del voto, ricordando fedelmente il potente patrocinio di Maria.

È proprio con l’elevazione di Roncalli al soglio pontificio che la devozione alla Madonna della Fiducia acquista dimensioni – per così dire – universali. Il Beato pontefice, essendo stato alunno del Seminario Romano al tempo della sede a S. Apollinare, era rimasto legatissimo all’immagine della Fiducia, così come testimoniano due dei suoi scritti più importanti: il Giornale dell’Anima (la cronaca autobiografica della sua vita spirituale) e Fiducia e Obbedienza (una raccolta di lettere ai quattro rettori del Seminario Romano che si erano succeduti a partire dal suo ingresso in Seminario nel 1901 fino alla sua elezione al ministero petrino, avvenuta nel 1958). Durante il suo breve pontificato, Giovanni XXIII visitò cinque volte il Seminario, celebrando la S. Messa all’altare della Vergine della Fiducia. Ne teneva una copia sulla scrivania nel palazzo apostolico, cui rivolgeva continuamente il pensiero durante le ore di lavoro. Ebbe a dire: «Basta guardare a Lei per trovare la permanenza della pace nel cuore, la serenità dello spirito, la chiarezza delle cose e il pronto arrestare quanto, nel cuore di ogni uomo, può esservi di temperamento o d’impulso, che se talvolta aiuta alla prontezza e alla perfezione, tal altra può sospingere, inconsapevolmente, al di là della pratica delle quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza» (cit. in De Luca, p. 258). Chiunque abbia sostato davanti all’Immagine della Fiducia, anche per poco tempo, non faticherà a riconoscere la verità di queste parole del Beato Pontefice.

Con le visite di Giovanni XXIII al suo Seminario si inaugura una felice tradizione che tuttora perdura: i Pontefici che sono succeduti a Giovanni XXIII non hanno più mancato di onorare il Seminario Romano – del quale essi sono i primi responsabili in quanto vescovi della Diocesi di Roma – della loro presenza. Il 1965 regala un’altra data importante nell’accrescimento della devozione alla Fiducia. Mentre si celebrava il IV centenario dalla fondazione del Seminario e si chiudeva il Concilio Vaticano II, il primo dicembre 1965 veniva dedicata la nuova cappella maggiore. Il 2 dicembre 1965, nonostante il momento febbrile dell’imminente chiusura del Concilio (che sarebbe avvenuta l’8 dicembre), Paolo VI non rinunciava a visitare la nuova cappella e completava i riti di inaugurazione, incoronando solennemente l’Immagine della Fiducia nella grande copia che il Capparoni aveva dipinto nel 1887 e che veniva ora collocata nell’abside della cappella, sopra il cartiglio in mosaico che proclamava la ferma devozione mariana del Seminario Romano, mediante l’ormai celebrata giaculatoria di Borgongini-Duca: Mater mea Fiducia mea. Anche Paolo VI, infatti, era stato catturato dalla devozione alla Fiducia e non mancò di manifestare in più occasioni la dolce consolazione che tale titolo gli suscitava.

Nel corso del Novecento, la devozione alla Madonna della Fiducia fa il giro del pianeta, al seguito dei nostri ex-alunni e delle loro destinazioni pastorali. Molte parrocchie e alcune missioni sono state dedicate alla B.V.M. sotto il titolo della Fiducia. Un intero movimento ecclesiale, il Pro sanctitate, molto diffuso negli Stati Uniti d’America e fondato dal Servo di Dio Mons. Guglielmo Giaquinta – ex-alunno – è stato posto sotto il patrocinio della Fiducia. Al Saint Paul Seminary School of Divinity, il seminario della Diocesi di Saint Paul (Minnesota – Usa), una vasta cappella è stata dedicata alla Fiducia, di cui è stata realizzata un’effigie in legno per la venerazione dei seminaristi e dei fedeli (il titolo suona in inglese come Our Lady of Confidence, a volte anche come Our Lady of Trust).

Sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, la visita del successore di Pietro alla Vergine della Fiducia è ormai un consueto appuntamento annuale, un evento che il Seminario e la Diocesi di Roma attendono ogni anno con trepidazione per stringersi intorno al proprio Vescovo e Pastore universale. Numerosissimi i discorsi che i due Pontefici hanno già donato al Seminario come pegno prezioso del loro alto magistero. Commovente, infine, per superiori, alunni ed ex alunni è l’aver sperimentato la familiarità e la semplicità con la quale i due Sommi Pontefici siano venuti annualmente a venerare Colei che è la gioia della loro casa, la Madre che ne custodisce pazientemente la vita. Seguendo l’esempio di Pietro, allora, è cosa a tutti più facile obbedire all’esortazione dell’Apostolo: «Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno» (Eb 4,16).

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