L'ANNO PROPEDEUTICO

L’anno propedeutico è come il momento in cui un giovane sente rivolto a sé l’imperativo del Signore: “Seguimi”, o come il momento in cui un giovane sente gli occhi del Signore puntati su di sé, con quello sguardo amante e interrogante.

Amore e domanda è quello che si cerca di far vivere e sperimentare all’interno della comunità propedeutica al nostro Seminario.

Amore e domanda che richiedono una risposta data in libertà, anche per questo i ragazzi che affrontano il cammino propedeutico non vivono tutta la settimana in seminario ma solo tre giorni: dal mercoledì pomeriggio al sabato pomeriggio.

È necessario tener conto delle esigenze di ciascuno, della sua storia e della realtà in cui si trova nel momento in cui avverte lo sguardo del Signore su di lui.

Sei sono le strade che i ragazzi sono chiamati a percorrere, tenendo conto delle indicazioni che sono venute dalla CEI nel documento “La formazione dei presbiteri nella Chiesa italiana, Orientamenti e Norme per i seminari” del novembre 2007.

Prima strada: stare con il Signore. I ragazzi sono aiutati a vivere la liturgia, la preghiera personale e comunitaria. La celebrazione dell’Eucarestia e la preghiera della Liturgia delle Ore scandiscono le nostre giornate. La lectio divina aiuta i ragazzi a porsi davanti all’unica Parola che deve essere ascoltata per trovare senso nella propria vita. L’adorazione eucaristica dice il dialogo intimo profondo con Colui che si vuole scegliere come unico amore.

Seconda strada: conoscenza di sé e maturazione umana. I ragazzi affrontano, ogni due settimane, un cammino con alcuni psicologi che li aiutano a fare memoria della loro storia perché quanto più essi si conoscono, tanto più la loro storia perde la qualifica di cronaca e diventa storia di salvezza, quasi un Vangelo fatto storia.

Terza strada: formazione culturale di base. I ragazzi affrontano un iniziale studio del latino e del greco e frequentano alcuni corsi di filosofia. Qui si inserisce anche lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica, sia per essere rafforzati nelle verità della nostra fede, sia per poter assaporare già gli studi di teologia.

Quarta strada: esperienza di carità. I ragazzi sono chiamati a mettersi in gioco su questo grande aspetto della vita cristiana, obbedienti al comando del Signore che “qualunque cosa abbiate fatto per uno di questi piccoli, lo avete fatto a me”. L’esperienza della carità che i ragazzi vivono in quattro realtà differenti (Mensa Caritas, Comunità sant’Egidio, Campo nomadi, Suore Missionarie della Carità di Madre Teresa) li provoca sulla dimensione della donazione di sé, necessaria per chi chiede di seguire il Signore.

Quinta strada: la vita comune. I ragazzi sono chiamati a servirsi l’un l’altro nei diversi aspetti che la vita in comune comporta. Questa poi è una buona scuola per intessere relazioni vere, sincere, improntate al confronto franco per cominciare a sperimentare quanto l’Apostolo delle genti diceva alle sue comunità: “portate i pesi gli uni degli altri”.

Sesta strada: l’esperienza parrocchiale. Tutti i ragazzi sono inseriti in un ambiente parrocchiale, secondo le loro possibilità, dove poter imparare lo stile dell’essere preti e la fraternità.

Tutte queste strade si unificano in un’unica, grande strada che è il discernimento. Questa è la parola chiave del tempo del propedeutico. Le strade che abbiamo elencato sono dei mezzi attraverso i quali i ragazzi e i responsabili si rendono conto della rettitudine, della verità, della bellezza delle intenzioni di chi chiede di entrare in seminario. Gli incontri sul discernimento, tenuti dal rettore, diventano la provocazione sotto la quale leggere l’esperienza quotidiano che i ragazzi vivono sotto lo sguardo della Madonna della Fiducia, alla sequela di Colui che “fissatolo lo amò”.