Ascensione del Signore - Omelia del Card. De Donatis

Solennità dell'Ascensione del Signore - Omelia del Card. Angelo De Donatis
Cappella Maggiore, 24 Maggio 2020

 

Nel lungo “discorso di addio” riportato dall’evangelista Giovanni e letto nella liturgia di questa settimana, Gesù ha preparato i suoi discepoli a comprendere in profondità il senso del suo ritorno al Padre: li ha orientati a guardare in alto, a sentirlo presente in modo nuovo, a vivere nella gioia. E ora, nel momento in cui Gesù ascende al Padre, i discepoli sono chiamati ad affrontare questo distacco, a non vedere più il Risorto con gli occhi della carne. Nel cuore del discepolo che ha seguito Gesù si prepara un “addio”. Ma questo distacco non è orientato a un passato che chiude, a una memoria piena di nostalgia (questa è la tentazione) ma al futuro, a una novità di vita. Il discepolo, aiutato dalla parola di Gesù, sente che da questo momento per lui si apre un mondo nuovo:

  • nuovo è il rapporto con il suo Signore
  • nuovo è il suo sguardo
  • nuovo è il cammino che deve compiere
  • nuova è la sua missione nel mondo

tutto questo cambia profondamente l’esistenza del discepolo.

  1. Anzitutto in rapporto a Gesù. Solo nel momento in cui Gesù scompare dalla sua vita, egli, in profondità lo riconosce. Conosce il senso del suo cammino, conosce il segreto nascosto della sua morte, conosce la potenza e la speranza della sua risurrezione. Conosce tutto questo perché, accettando il distacco dal volto di Gesù, sa fare spazio a un altro volto, più interiore ma non meno concreto: il volto che lo Spirito intesse nel suo cuore e nella sua vita.
  2. Ma l’esistenza del discepolo è trasformata anche in rapporto al mondo. Il discepolo sente che dal momento del distacco è chiamato prima di tutto ad attendere. I discepoli rimasti a Gerusalemme ad attendere il dono dello Spirito. E proprio l’attesa è lo spazio che si frappone tra un distacco e un rinnovato incontro. Ogni giorno, come giorno di attesa, il discepolo deve preparare l’incontro tanto desiderato, quando finalmente rivedrà il volto glorioso del suo Signore, il suo corpo segnato dalle ferite che lo hanno salvato, e potrà udire la sua parola di perdono e compassione: “verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”.
  3. Ma questa attesa non allontana il discepolo da quel mondo concreto in cui è chiamato a vivere nella vigilanza. Paradossalmente, il distacco da Gesù porta il discepolo ad avvicinarsi, a chinarsi, ad andare verso il mondo. Anzi, proprio perché il volto di Gesù non è più visibile con gli occhi della carne, il volto del discepolo, le sue mani, i suoi piedi diventano volto, mani, piedi di Gesù. Questo, in profondità, è il senso della parola di Gesù al discepolo: “di me sarete testimoni”. Testimoni di Gesù nel mondo: ecco la novità che scaturisce da questo distacco.
  4. Ma se l’occhio del corpo deve essere rivolto a terra per accogliere con lo stesso sguardo di Gesù tutte le ferite dell’umanità, l’occhio del cuore deve essere sempre rivolto al cielo, dove c’è per ogni discepolo, per ogni uomo un posto preparato accanto a Gesù, e dove ogni attesa sarà colmata. Quest’occhio interiore lo abitua a un distacco da questa storia e da questo mondo che pur deve amare, ma che non sono l’ultimo luogo del suo riposo, che non sono la meta del suo cammino. Forse più che a un distacco, questo sguardo interiore lo abituerà a dire a tutte le cose: “Ad-Dio”! sa di ritrovare questo mondo e questa storia, i volti incontrati e le cose amate, nuove in Dio!

Credo che l’esperienza del virus abbia accelerato in me questo processo. Sono veramente povero, la vita mi viene data. Per sentirci vivi, per avere sicurezza ci accaparriamo le cose; comperare, ereditare, possedere, avere; ci sembra che il vuoto si riempia e ci sentiamo più sicuri. Al Signore una cosa del genere non va proprio bene perché lui non ci ha creato per restare su questa terra, ma per arrivare alla vita vera del paradiso, e quindi, prima o poi qualche cosa ci fa mancare. Questo vuoto Gesù lo ha fatto diventare una beatitudine: “Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli”. Non si può riempire ciò che è già pieno! Contempliamo la povertà di Maria e chiediamole di liberarci sempre di più di tutte le cose inutili e chiediamole che il nostro cuore rassomigli sempre di più al suo cuore, che questa vuotezza non la consideriamo una disgrazia ma una beatitudine: questo è testimoniare!.

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