Riflessione sul lunedì dell'Angelo

Tradizionalmente si chiama il Lunedì dell’ottava di Pasqua col vezzeggiativo di Lunedì dell’Angelo o Pasquetta. Si chiama così perché si ricorda l’incontro dell’angelo e delle pie donne andate al sepolcro del Signore Gesù. Interessante che il brano che ascoltiamo oggi non presenti nessun angelo, anzi, si tratta proprio del racconto di ciò che avviene dopo l’incontro con l’angelo, nel vangelo secondo Matteo.

Sì, perché “angelo” vuol dire messaggero, annunciatore, e la cosa più importante non è lui, anzi è fuor di dubbio il messaggio che porta. Infatti queste donne partono quasi con foga, correndo, per dare l’annuncio della resurrezione ai discepoli. Cosa ha scatenato questo dinamismo? Si dice che esse provano timore e gioia grande. Ma che è 'sta storia di provare paura e gioia insieme? Prime avvisaglie di cedimenti psicologici, o tasselli di un quadro molto più bello e vasto?

Non sono impazzite: hanno ricevuto un annuncio direttamente da Dio. Nella Scrittura quando Dio parla ad un suo eletto comincia spesso con “Non temere”, e non a caso anche Gesù glielo ripete. In questo caso l’apparire dell’angelo è stato così straordinario da tramortire di spavento le guardie. La prima parola che rivolge alle donne è proprio “Voi non abbiate paura”. Stare di fronte alla Potenza che opera non ci lascia indifferenti. Ci interpella e ci scomoda. E può far pure spavento, perché come dice il salmista “Il Signore regna, tremino i popoli” (Sal 98,1). Quel timore che le muove non è la paura, ma un sentimento di riverenza di fronte all’opera straordinaria di Dio, ecco come il timore si accompagna con la gioia immensa della Resurrezione.

Ma c’è di più: all’improvviso vedono lo stesso Gesù venir loro incontro. Lui le saluta – nel greco – come l’angelo salutò Maria all’Annunciazione: “Rallegratevi!” e le donne si prostrano adoranti ai piedi di Gesù. I piedi sono stati molto presenti in questi giorni: i piedi di Gesù sono lavati da Maria sorella di Marta e Lazzaro prima dell’ingresso a Gerusalemme; e Gesù lava i piedi dei suoi discepoli. I piedi sono la parte del corpo che indica la direzione presa, il sentiero, il dove si è diretti. Inoltre “conversione” viene dalla radice ebraica shuv che vuol dire tornare indietro, tornare sui propri passi.

Tutto bello, ma che c’entra?

Gesù dice: “andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”. Cioè dice loro dove andare, e tramite loro – prime evangeliste – dice ai discepoli dove andare. Essi devono andare in Galilea, cioè devono tornare dove hanno conosciuto Gesù, devono tornare sui propri passi, si devono convertire. Questo per noi oggi è tanto importante: torniamo con la memoria lì dove il Signore è passato e ci ha chiamato a seguirlo. Lì lo vedremo. Lì rinnoverà la sua promessa ancora una volta, e ci farà passare attraverso le calamità pandemiche e le angosce private. Celebrare la Pasqua vuol dire lasciarsi convertire dal Signore.

Tu dirai che magari hai fatto cose inguardabili, che sei imperdonabile. Ma ricorda questo: i discepoli hanno abbandonato Gesù alla passione e alla morte. Lui si preoccupa per loro e li chiama fratelli.

 

-Zosima

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