Meditazione sul Venerdì Santo

"Ricordati, Padre, della tua misericordia;
santifica e proteggi sempre questa tua famiglia,
per la quale Cristo, tuo Figlio,
inaugurò nel suo sangue il mistero pasquale"

 

Il Venerdì santo è il giorno in cui "Cristo Nostra Pasqua è stato immolato" (1Cor 5,7).

Questo non ci deve rattristare, non celebriamo il ‘funerale’ di Gesù. E’ il giorno dalla morte del Signore, ma con la certezza che si tratta di una morte gloriosa. Gesù sulla croce è trafitto per noi, veramente Egli ci ama ‘da morire’. Anticamente questo giorno veniva chiamato ‘Pasqua della Croce’,  espressione che ci aiuta di più a comprendere la liturgia di questo giorno: l’unico elemento rituale è la croce, ‘unica speranza’. Oggi in modo particolare la Chiesa accentua il linguaggio dei suoi simboli.  I paramenti (le vesti dei ministri) sono di colore rosso come nel giorno in cui si commemora l’ingresso regale di Gesù a Gerusalemme, l’ingresso trionfale dei martiri nella Gerusalemme del cielo, la Pentecoste, giorno in cui si celebra il trionfo del Risorto che invia lo spirito alla sua Chiesa, pienezza della Pasqua.  

Fatta questa introduzione cerchiamo di capire meglio, passo dopo passo, cosa la tradizione della Chiesa ci propone per questo giorno. La liturgia prevede tre parti: la liturgia della Parola, l’Adorazione della Croce e la santa Comunione. 

La liturgia della parola: l’azione del venerdì santo inizia in silenzio (si parla di azione perché il venerdì santo è un giorno a-liturgico, cioè non c’è la celebrazione della Santa Messa poiché Gesù l’eterno Pontefice ha dato sé stesso in olocausto sull’altare della Croce). I ministri, arrivati davanti all’altare spoglio, si prostrano in segno di adorazione, come se la Chiesa si sentisse ‘schiacciata’ davanti a tanto amore . Perché l’altare è senza tovaglia, senza candele e senza fiori? Prima di rispondere a questa domanda cerchiamo di capire cosa è l’altare: il CCC al n° 1383 recita: “L’altare attorno al quale la chiesa è riunita nelle celebrazione dell’Eucarestia, rappresenta i due aspetti di uno stesso mistero: l’altare del sacrificio e la mensa del Signore, e questo tanto più in quanto l’altare cristiano è il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all’assemblea [..]”.  Fin dal IV secolo abbiamo testimonianze dell’uso delle tovaglie sull’altare, che hanno diversi significati: ricordano le tovaglie di cui fu ricoperta la tavola dell’ultima Cena; secondo altri, il sudario in cui fu avvolto il corpo di Cristo per la sepoltura. Quindi, ricapitoliamo, l’altare è figura di Cristo. La spogliazione dell’altare allude alla spogliazione di Cristo prima della sua crocifissione “Si sono divise la mie vesti e tirarono a sorte la mia tunica" (Sal 21) e all’interruzione del Sacrificio Eucaristico fino alla Risurrezione del Signore. 


I riti introduttivi, molto sobri, mirano a porsi in ascolto della parola di Dio. Essa propone tre temi importanti: a) La prima lettura (Is 52,13-53,12) – Il Servo Sofferente b) La seconda lettura (Eb 5,14-16;5,7-9) – Gesù è il vero sacerdote c) Il Vangelo (Gv 18,1-19,42)- Il racconto della passione. Cerchiamo di non mancare di leggere, pur stando a casa, queste letture. 


Segue la preghiera universale, formula che risale al V sec. per tutte le necessità della Chiesa e dell'umanità. In totale sono 10 preghiere, per evidenziare il carattere universale della redenzione operata da Cristo con la sua morte in Croce. Quest’anno la decima intenzione ‘per i tribolati’ sarà per questo tempo così particolare che stiamo vivendo: “Dio onnipotente ed eterno, conforto di chi è nel dolore, sostegno dei tribolati, ascolta il grido dell’umanità sofferente: salvaci dalle angustie presenti e donaci di sentirci uniti a Cristo, medico dei corpi e delle anime, per sperimentare la consolazione promessa agli afflitti.” 


L’adorazione della Croce: è un rito introdotto nel VII sec. proprio a Roma, proveniente da Gerusalemme dove era stata ritrovata, ai tempi di Costantino, la croce del Signore. La croce che era scandalo per i pagani, è diventata il segno e lo strumento della nostra salvezza. Se dall’albero dell’Eden venne la rovina, dall’albero del Calvario venne la salvezza. Ecco perché il Sacerdote, nel fare l’ostensione della croce, dice: “Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, Salvatore del mondo”. Il messale prevede una formula più semplice e una più solenne per effettuare l’adorazione. La forma più solenne è più significativa: dalla porta della Chiesa all’altare, essa prevede tre tappe durante le quali si svela la croce. Anche durante la veglia Pasquale, se ci ricordiamo, il cero pasquale acceso fa tre tappe, dove per tre volte si canta “Lumen Christi”. Questo sottolinea il profondo legame tra la morte e la risurrezione del Signore, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla croce alla Risurrezione. Il gesto di adorare la croce, per esempio con un bacio, indica il nostro essere discepoli: accogliamo la croce per essere veri discepoli di Cristo. "Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, prende la sua croce e mi segua” Lc 16,24. 

La santa comunione: come ho ricordato prima in questo giorno non si celebra l’Eucarestia ma tuttavia dall’ultima riforma della Settimana Santa, la chiesa ha ridato la possibilità a tutti i fedeli di comunicarsi. Perché? Mangiare il corpo del Signore, significa partecipare al sacrificio redentore. Quindi il mistero della croce non rimane solo davanti ai nostri occhi per essere adorato, contemplato… ma deve far parte della nostra esistenza, recita così la preghiera dopo la comunione: “ Dio onnipotente ed eterno, che hai rinnovato il mondo con la gloriosa risurrezione del tuo Cristo, conserva in noi l’opera della tua misericordia, perché la partecipazione a questo grande mistero ci consacri per sempre al tuo servizio”.
La liturgia si conclude con una preghiera di benedizione sul popolo “Scenda, o Padre, la tua benedizione su questo popolo, che ha commemorato la morte del tuo Figlio, nella speranza di risorgere con lui; venga il perdono e la consolazione, si accresca la fede, si rafforzi la certezza nella redenzione eterna”. L’assemblea si scioglie in silenzio. E’ il silenzio di chi attende la Risurrezione del Signore, infatti “E’ bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore” (Lam 3,26).

Lorenzo Colombo

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