Discorsi Festa Madonna della Fiducia 2020

Discorsi Festa Madonna della Fiducia

22 Febbraio 2020

Eminenze, Eccellenze, ex alunni tutti, carissima famiglia del Seminario.
Buona Festa!
Mi chiamo Emanuele ho 32 anni, provengo dalla parrocchia di S. Ippolito e sono al quinto anno di seminario. In questi anni di formazione ho avuto l’opportunità di incontrare tanti preti anche ex-alunni. Mi ha sempre colpito che molti di questi preti, soprattutto i più giovani, appena vedevano noi seminaristi, la prima esclamazione era “ma chi ve lo fa fare” oppure “ma lasciate perdere”! Altri ancora ci dicevano “siete degli eroi”. Certamente la realtà ecclesiale sta cambiando ed essere prete è sempre più impegnativo. Da seminarista chiedo ai preti di Roma di darci speranza e testimoniare che essere prete è bello, che vale la pena donare la vita al Signore e alla Chiesa.
 Vi chiedo di mostrarci la gioia del Vangelo nella vita quotidiana, perché abbiamo bisogno di uomini santi e non di bravi manager di parrocchie dove tutto è pianificato e produttivo.
In questa festa così importante e bella per noi alunni ed ex-alunni, vi prego di affidare a Maria, almeno una volta al giorno, tutti noi in formazione e i futuri seminaristi, con l’antifona mariana “sotto la tua protezione troviamo rifugio” perché sotto il Suo manto ciascuno di noi possa trovare ristoro e la speranza necessaria per vivere nella docilità allo Spirito Santo.
Mater mea, Fiducia mea

Emanuele Gargiulo

 

Caro don Angelo,
Caro don Gabriele,
Cari Commensali,
per me oggi ritornare qui, rivedere e rivivere in Seminario la festa della Fiducia rappresenta e coglie nel modo più semplice e familiare la bellezza e la gioia della vocazione. In questi 25 anni di vita sacerdotale sono rimasti incisi alcuni punti fermi che il Seminario ha scritto in modo così convincente ed efficace da non essere più cancellati. Anche il tempo della fatica e della prova così come l’infedeltà, non hanno mai avuto il sopravvento grazie alla certezza che la vocazione e la vita sacerdotale rappresentano ed esprimono al contempo una doppia gratuità: quella di Dio che chiama e quella, sempre di Dio, che rimane fedele a chi è stato chiamato. E di questa certezza ne ho bisogno ogni giorno! Martedì scorso, celebrando qui in Seminario la Messa del XXV con la classe di ordinazione, don Roberto, che ha tenuto l’omelia, diceva che alcune volte noi sacerdoti siamo come Mosè, che, talvolta, possiamo vedere la terra promessa dei nostri desideri solo da lontano; che in altre parole, a Roma, con una espressione breve, ma efficace e sintomatica si dice: “Beh!T’attacchi!!!”. Mi ha colpito molto questa riflessione perché mi ha fatto pensare a quante volte la tentazione fra essere leader ed essere servo si è affacciata puntualmente nella vita sacerdotale. E se l’ho riconosciuta e combattuta è perché in questo luogo si sperimenta e poi dal Seminario in poi ci si porta dietro come bagaglio per la vita, che la fiducia nel progetto di Dio è più importante, e per questo è più necessaria e vera, che non i propri progetti, desideri e aspirazioni. Ed è così bello affidarsi in questo modo che, con il passare del tempo pensi, anzi preghi: “Meno male, Signore, che i progetti sono i tuoi e non i miei, perché se fossero i miei, oggi sarei infelice”. E dopo 25 anni mi rendo conto che tutto è di Dio, tranne i 25 chili in più che ho preso dal 1995 a oggi. 
Ringrazio Dio di essere oggi qui con i miei compagni di ordinazione e con tutti quanti voi che, come me, sperimentate che la fiducia è la festa che propone e ripropone quotidianamente e con costanza a ciascuno di noi il primato della gratuità che Paolo esprime dicendo: “Non io però, ma la Grazia di Dio che è con me! (1Cor 15,11b)”. Perchè questo mi basta!  Mater mea! Fiducia mea!      

Mons. Marco Gandolfo

 

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