Discorso Festa della Madonna della Fiducia 2017

Discorso Festa della Madonna della Fiducia

Anno 2017

 

Eminenze, Eccellenze, ex alunni tutti, carissima famiglia del Seminario Romano.

Buona Festa!

Mi chiamo Alessandro, ho 36 anni e sono al quinto anno formativo. Sono nato e cresciuto a Roma, nel quartiere di Centocelle. Ed è proprio nella mia parrocchia di origine, San Felice da Cantalice, che ho scoperto il legame esistente tra chi ha vissuto in questo luogo, più o meno a lungo, e la nostra rivista, il “Sursum Corda”. E tale testimonianza l’ho avuta non da un prete diocesano, come sarebbe normale che fosse, ma bensì da un frate, padre Vincenzone (chiamato simpaticamente in questo modo per via della sua stazza). Prima di entrare nell’ordine dei Frati Minori Cappuccini fu alunno per qualche tempo del nostro seminario e nonostante siano passati tantissimi anni il suo legame con questo luogo, con la Madonna della Fiducia, e ora, in modo particolare, con la nostra rivista, è ancora fortissimo. Tutt’oggi mi chiama regolarmente, e ripetutamente, per avere informazioni sulla pubblicazione dei nuovi numeri della rivista. Non potrei mai descrivere la sua gioia nel vedere le foto di seminaristi impegnati nelle più disparate attività; seminaristi di cui non conosce neanche il nome ma che per lui sono come amici di vecchia data, per il semplice fatto che abitano in questo luogo. Lo dico onestamente, senza la sua testimonianza non sarei mai riuscito a cogliere appieno il legame che continua ad intercorrere tra ogni persona che ha vissuto in questo luogo.

Proprio quest’anno ricorrono i cento anni dal secondo voto alla Madonna della Fiducia e, al contempo, festeggiamo i cento anni di vita della nostra rivista, e la piccola testimonianza che vi ho appena raccontato, la quale si potrebbe unire a migliaia di altre testimonianze, mi sembra il modo più bello per dare risalto a queste ricorrenze. La nostra festa, quest’oggi, è ancora più bella, perché come ogni anniversario, ci permette di soffermarci con maggiore attenzione sulla bellezza e la bontà di quanto è stato vissuto e di quanto si continua a vivere. E quello che continuiamo a vivere è il legame che intercorre tra ognuno di noi e la Madonna della Fiducia. In questi cento anni non credo ci sia mai stato nessun seminarista che non si sia presentato ripetutamente davanti alla nostra amata Madre, per condividere con Lei le delusioni ricevute, per affidargli i momenti di particolare tormento, per lasciarsi consolare e per ringraziarla di tutti i doni ricevuti, per chiederle consiglio su qualunque decisione importante da prendere… in poche parole per affidarsi a lei. E tale atteggiamento è indubbiamente quello che contraddistingue, con un filo continuo, i seminaristi di oggi e quelli di ieri. Questo legame con la Madonna della Fiducia, almeno per quanto mi riguarda, mi ha reso sempre più consapevole dell’insegnamento che Lei vuole darci, un insegnamento che si può riassumere fondamentalmente in due parole; parole che possono apparire banali e scontate ma che disvelano un insegnamento grandissimo: umiltà e fiducia.

L'umiltà intesa non come una questione di sentimenti, cioè di un sentirsi inadeguati, ma una questione di fatti, di gesti concreti. Non una questione di parole, ma di realtà, di azioni. Essere umile come lo è stato Cristo significa scoprire una luce che ci rende evidente la grandezza della nostra identità, quali persone capaci di dialogare con il Creatore, e di accettare la dipendenza da Lui con completa libertà. Soltanto con la vera umiltà sapremo essere dei testimoni credibili e riusciremo ad evitare di trasformare il nostro servizio in una struttura di potere, come ci ha ricordato il nostro amato Papa Francesco. Soltanto con la vera umiltà sapremo comprendere che il servizio non deve essere vissuto semplicemente come un qualcosa da fare per gli altri ma bensì come uno stile interiore, cioè quello di sentirsi per gli altri, della gioia di sentirsi un servo inutile.

Al contempo negli anni di seminario impariamo a fidarci. A fidarci delle persone che la Chiesa ha scelto per la nostra formazione, a fidarci dei consigli che riceviamo nei colloqui e nell’accompagnamento spirituale, a fidarci degli amici che in questa comunità si incontrano e che rimangono come un dono concreto per il resto della nostra vita. Tutti questi piccoli atteggiamenti di fiducia ci permettono di abbandonarci a quella grande Fiducia, che si manifesta nella nostra fede in Cristo Gesù. La fiducia che si alimenta, e cresce nella fede, nella pazienza, e alla presenza di Gesù, manifesta i tratti della misericordia, che impariamo ogni giorno in questo luogo.

Mater Mea, Fiducia Mea!

(don) Alessandro Caserio

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