Iconografia della Madonna della Fiducia - Pt. 1

La divina Signora si è degnata di concedermi che ogni anima, che con fiducia si presenterà a questa Immagine, proverà una vera contrizione dei suoi peccati con un vero dolore e pentimento ed otterrà dal suo divinissimo Figliolo un general perdono di tutti i peccati. Di più questa mia Divina Signora, con amore di vera madre, si è compiaciuta di assicurarmi che ogni anima, che rimirerà questa sua Immagine gli concederà una particolar tenerezza e divozione verso di Lei.

(Serva di Dio Suor Chiara Isabella Fornari)

«Basta guardare a Lei per trovare la permanenza della pace nel cuore, la serenità dello spirito, la chiarezza delle cose e il pronto arrestare quanto, nel cuore di ogni uomo, può esservi di temperamento o d’impulso, che se talvolta aiuta alla prontezza e alla perfezione, tal altra può sospingere, inconsapevolmente, al di là della pratica delle quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza»

(San Giovanni XXIII, Sulla Madonna della Fiducia in De Luca, p. 258)

Onoriamo nella sua umile immagine Maria Santissima, e lasciamo che la pia e candida espressione «Mater mea, fiducia mea» circondi, come una aureola di umili raggi, la dolce effigie, mentre ciascuno che la guardi, ciascuno che la veneri pensa in Cuor suo come appropriarsi il significato, il valore, il conforto delle affettuose e ardite parole. Sembra che in esse si risolvano praticamente tante questioni di dottrina mariana; sembra che in esse trovino radice di sincerità e di efficacia tante fronde esuberanti e tanti fiori raffinati della devozione alla Vergine; e sembra infine che quelle poche sillabe contengano un segreto del cuore, per ognuno tutto intimo e particolare. Mater mea, fiducia mea: diventate il motto familiare della pietà fiorente nel Seminario romano, esse esigono di essere fissate al posto giusto nel quadro della devozione alla Madonna Santissima, e in quello più grande della spiritualità e della vita religiosa, che sono proprie della formazione cristiana in genere, e dell’educazione ecclesiastica in ispecie.

(Beato Paolo VI. Seminario Romano 8.II.1964)

Carissimi Seminaristi, quanto significativo è il gesto di Gesù nell’icona della Madonna della Fiducia che venerate nel vostro Seminario! Indicando la Madre, il Bambino sembra anticipare, senza parole, ciò che alla fine, sulla Croce, dirà al discepolo Giovanni: "Ecco la tua madre" (Gv 19,27). Anch’io oggi vi ripeto: ecco la vostra Madre da amare e imitare con totale fiducia, per diventare sacerdoti capaci di pronunciare non una volta, ma sempre la parola decisiva della fede: "Eccomi", "Fiat"."Mater mea, fiducia mea"! Questa giaculatoria possa essere la sintesi profonda e semplice delle vostre giornate, vissute contemplando Cristo con Maria.

(San Giovanni Paolo II, Seminario Romano 5.II.2018)

Fin d’ora la santità deve costituire l’obbiettivo di ogni vostra scelta e decisione. Affidate questo desiderio e questo impegno quotidiano a Maria, Madre della Fiducia! Questo titolo così pacificante corrisponde al ripetuto invito evangelico: “Non temere”, rivolto dall’Angelo alla Vergine (cfr Lc 1,29) e poi tante volte da Gesù ai discepoli. “Non temere, perché io sono con te”, dice il Signore. Nell’icona della Madonna della Fiducia, dove il Bambino indica la Madre, sembra che Gesù aggiunga: “Guarda tua Madre, e non temere”.

(Benedetto XVI, Seminario Romano 1.II.2008)

Questo studio iconografico nasce dalla devozione e dalla curiosità personale che mi hanno spinto ad approfondire il significato dell’immagine tanto cara a noi seminaristi e non solo della Madonna della Fiducia. L’idea è stata quella di approfondirne le caratteristiche iconografiche, soprattutto dopo il ritrovamento di una tela raffigurante la nostra cara Madre della Fiducia databile tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. Dunque ad oggi l’immagine più antica che conosciamo. Nella prima parte mi soffermerò sui modelli iconografici più antichi che richiamano per alcune caratteristiche l’immagine della Fiducia. Successivamente dopo aver rivisto qualche cenno storico (già presente sul sito del nostro seminario) circa le due immagini conosciute, mi soffermerò ad analizzare l’immagine ritrovata e a metterla in relazione con le altre due.

Maria dona il Signore e Gesù la indica. Dietro questo, come anche dietro tanti altri particolari si nascondono significati profondi che rendono unica quest’immagine di Maria. Quest’analisi iconografica attorno all’immagine della Madonna della Fiducia si propone di rintracciare le origini e il significato più profondo dell’immagine della Vergine venerata nel Seminario Romano Maggiore. Per capire quest'immagine di Maria bisogna guardare a Gesù, poiché in realtà tutti i suoi significati si rifanno alle meraviglie che il Signore ha compiuto in lei (Lc 1,49). Infatti è Gesù che manifesta il ruolo della madre, poiché tutto richiama al mistero di Cristo che in Maria ha compiuto meraviglie. Per questo di fronte all’immagine della Madonna della Fiducia con San Giovanni Paolo II che tante volte la visitò si può affermare che:

La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale. È nel suo grembo che si è plasmato, prendendo da Lei anche un'umana somiglianza che evoca un'intimità spirituale certo ancora più grande. Alla contemplazione del volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria. Gli occhi del suo cuore si concentrano in qualche modo su di Lui già nell'Annunciazione, quando lo concepisce per opera dello Spirito Santo; nei mesi successivi comincia a sentirne la presenza e a presagirne i lineamenti. Quando finalmente lo dà alla luce a Betlemme, anche i suoi occhi di carne si portano teneramente sul volto del Figlio, mentre lo avvolge in fasce e lo depone nella mangiatoia (cfr Lc 2, 7). Da allora il suo sguardo, sempre ricco di adorante stupore, non si staccherà più da Lui. Sarà talora uno sguardo interrogativo, come nell'episodio dello smarrimento nel tempio: « Figlio, perché ci hai fatto così? » (Lc 2, 48); sarà in ogni caso uno sguardo penetrante, capace di leggere nell'intimo di Gesù, fino a percepirne i sentimenti nascosti e a indovinarne le scelte, come a Cana (cfr Gv 2, 5); altre volte sarà uno sguardo addolorato, soprattutto sotto la croce, dove sarà ancora, in certo senso, lo sguardo della 'partoriente', giacché Maria non si limiterà a condividere la passione e la morte dell'Unigenito, ma accoglierà il nuovo figlio a Lei consegnato nel discepolo prediletto (cfr Gv 19, 26-27); nel mattino di Pasqua sarà uno sguardo radioso per la gioia della risurrezione e, infine, uno sguardo ardente per l'effusione dello Spirito nel giorno di Pentecoste (cfr At 1, 14).Maria vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola: « Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore » (Lc 2, 19; cfr 2, 51). I ricordi di Gesù, impressi nel suo animo, l'hanno accompagnata in ogni circostanza, portandola a ripercorrere col pensiero i vari momenti della sua vita accanto al Figlio. Sono stati quei ricordi a costituire, in certo senso, il 'rosario' che Ella stessa ha costantemente recitato nei giorni della sua vita terrena. Ed anche ora, tra i canti di gioia della Gerusalemme celeste, i motivi del suo grazie e della sua lode permangono immutati. Sono essi ad ispirare la sua materna premura verso la Chiesa pellegrinante, nella quale Ella continua a sviluppare la trama del suo 'racconto' di evangelizzatrice. Maria ripropone continuamente ai credenti i 'misteri' del suo Figlio, col desiderio che siano contemplati, affinché possano sprigionare tutta la loro forza salvifica. 

Spero che il lettore possa apprezzare e comprendere più a fondo la figura di Maria, “leggendo” l’immagine della Madonna della Fiducia.

Maria Madre della tenerezza

La Madre di Dio

La nostra analisi iconografica attorno all’immagine della Madonna della Fiducia si propone di rintracciare le origini e il significato più profondo dell’immagine della Vergine venerata nel Seminario Romano Maggiore. La particolarità di quest’immagine non sfugge ad un occhio attento che desideri scrutare in essa significati profondi. Per farlo dunque porremmo l’attenzione all’icona della Madre di Dio (Theotòkos), un’immagine fondante nel campo dell’iconografia mariana che ha aperto la strada ad una ricca di spiritualità diventando modello di altre immagini di notevole importanza. Perchè le icone? Perché come ricorda il kontakion della prima

domenica di Quaresima o festa dell'Ortodossia: «L’indescrivibile Parola (aperigraptos Logos) del Padre, è stata rappresentata (periegràhe) quando prese carne da te, o Madre di Dio, e ha restaurato l’antica immagine macchiata (dal peccato), unendola alla bellezza divina. Confessando la salvezza, noi la rappresentiamo in fatti e parole». L'icona è la rappresentazione grafica del messaggio

delle Sacre Scritture. Il testo può essere letto solo da chi ha reale competenza ed è in grado di conoscere i simboli presenti nella raffigurazione sacra. Quello che conta è il simbolismo delle rappresentazioni, le combinazioni geometriche e il significato dei colori e dell’oro. Il corpo, sempre slanciato, sottile, con testa e piedi minuscoli, è disegnato a tratti leggeri. Tutto comunque è dominato dal volto. Altro aspetto frequente che si trova nelle icone è la simmetria, che indica un centro ideale al quale tutto converge. Questi caratteri non sono secondari per la nostra immagine della Fiducia che come vedremo risentirà di questi caratteri fondanti. Ogni immagine parla della sua epoca storica, perchè Maria stessa essendo Madre del genere umano condivide le gioie e le ansie degli uomini del suo tempo, come la Chiesa di cui Maria è l’immagine (Cfr. Gaudium et spes 1 e Lumen Gentium 8). Il titolo della Madre di Dio (Theotòkos) fu attribuito a Maria già dal IV secolo in Alessandria d’Egitto, ma fu definito dogma solo a seguito della condanna di Nestorio al Concilio di Efeso nel 431 grazie all’opera di San Cirillo d’Alessandria.

"Romanae Portus Securitatis”, XI sec. Roma S. Maria in Portico in Campitelli.

 

A tal proposito è necessario ricordare il Catechismo della Chiesa Cattolica, che al numero 466 insegna che: «Madre di Dio (...) non certo perchè la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto origine dalla santa Vergine, ma, poichè nacque da lei il santo corpo dotato di anima razionale a cui il Verbo si è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne.» Nell’icona la Vergine è presentata col bambino, segno della sua maternità. L’imation (la tunica) è di colore blu a ricordare l’umanità, mentre il maforion (manto e cuffia di colore azzurro che copre interamente i capelli) è di colore rosso, a ricordare la divinità da cui Maria è stata adombrata (Cfr. Lc 1, 35). Su di esso spiccano tre stelle a ricordare la sua verginità prima, durante e dopo il parto. Nell’iconografia bizantina è molto conosciuta la Madonna col Bambino, sostenuto con il braccio sinistro (modello rintracciabile nella Fiducia)

                 Salus populi romani, V - XIII sec., Roma Basilica di S. Maria Maggiore

 

chiamata aristerokratusa. Ma il bambino in questo caso con la destra mette in evidenza le due nature unite nell’unione ipostatica. Altra immagine che merita attenzione è la Salus populi romani, anch’essa Theotòkos, ma si tratta di un modello contaminato, si noti l’uso dei colori differente, o la postura delle mani. Un dato comune però risulta essere la figura di Maria come trono di Cristo, il quale comunque mantiene il panneggio color oro e i tratti iconografici del bambino-adulto dovuto alla concezione del Cristo come colui ricco di giorni perchè Dio incarnato. Un’altra immagine tutta romana che merita menzione è la Romanae Portus Securitatis dell’XI sec. che iconograficamente parlando rimanda alla Fiducia e per similitudine della postura delle mani e riguardo al bambino che benedicendo sembra indicare la Madre, ipoteticamente potremmo affermare essere un tratto preparatorio all’immagine della Madonna della Fiducia. Tutta la teologia delle immagini trova la sua centralità nell’incarnazione e come vedremo anche questo tratto comparirà nella Fiducia.

Madre di Dio della tenerezza

Un’altra icona di notevole interesse per il nostro discorso e al quanto famosa nel mondo bizantino è l’Eleusa, cioè la Madre di Dio della Tenerezza è uno dei tipi canonici più venerati. La tradizione vuole che nel gesto di intenso affetto fra la Vergine e il Bambino, Cristo sveli alla Madre il mistero della morte e risurrezione; il riverbero del dolore, dell’amore e della serena accettazione della volontà divina si coglie sul volto della Madre. Il dato che non dobbiamo tralasciare riguardo quest’icona è la postura di Gesù: unito alla Madre in un tenero abbraccio 

pone il suo braccio sulla sua spalla, mentre poggia il suo volto su quello della Madre. Queste due caratteristiche avvicinano in modo indiscutibile l’icona dell’Eleusa alla Fiducia. Qualcuno potrà obiettare che nella Fiducia i volti non si toccano! Questo sarà un nodo che scioglieremo in seguito. L’icona della Madonna della Tenerezza, protettrice della Russia (per questo detta anche di Vladimir), ma presente anche a Roma nelle chiese bizantine di S. Atanasio dei Greci e di San Francesco a Ripa apre senza dubbio al mistero. Per questo non possiamo parlare solo di arte sacra,

ma di teologia, perché l’icona è una teofania, rivelazione di Dio e del suo mistero e in questo essa è preghiera che santifica l’anima del credente con il mezzo materiale della vista. I teologi definiscono l’icona una finestra sul mistero e sull’invisibile, capace di far entrare il credente, grazie alla contemplazione, dentro la dimensione dello spirito e di condurlo alla martyreia e alla mymesis, cioè alla testimonianza della fede e all’imitazione del modello originario. Pertanto è inesatto dire “dipingere una icona”: l’icona viene “scritta” perché è la parola di Dio scritta con l’immagine, mediante un linguaggio codificato da secoli.2 “Leggendo” la Madonna della Tenerezza, vediamo che Maria tiene il Bambino sul braccio destro e lo stringe contro di sé. La Madre inclinando la testa tocca con la sua guancia quella del Figlio, che risponde appoggiando la sua mano su di lei. Lo sguardo del Bambino è tutto incentrato su quello della Madre ed esprime la compassione per coloro che soffrono. L’ombra sulla guancia, in cui si uniscono i due volti, traduce in immagine la promessa dell’Angelo: teneramente il Figlio accoglie sotto la sua ombra la Madre, proteggendola con amore infinito. Il Bambino Gesù si dispone dolcemente a custodire l’umanità della Vergine. L’ombra evoca l’ineludibile limite della conoscenza che l’uomo può avere di Dio. Lo splendore nasconde un’ombra: il timore di Dio, il dubbio, il tentativo umano di sfuggire alla sofferenza, il desiderio di sottrarsi alla chiamata di Dio, le domande al Dio nascosto.3 Ma chi è che veramente compie l’abbraccio? Un credente sa che chi veramente abbraccia è Dio. E’ Lui che sta compiendo l’azione, che avvolge ed abbraccia Maria, l’umanità, la terra, attraverso il Figlio,

che con quella manina sinistra sproporzionata, volutamente troppo lunga, avvolge tutta sua Madre, stringendola a se. La Madre si lascia abbracciare e, reclinando il capo sul Bambino, si abbandona a questo suo Amore, lo accoglie con delicatezza, come qualcosa di preziosissimo, che

 

 

però non gli appartiene. La laconicità e l’espressività del volto della Madre, fanno di questa icona una preghiera-pianto, una preghiera di consolazione e di cura a cui la Madonna risponde con tenerezza.4 Anche in questo caso tutto comunque è dominato dal volto, perché è da qui che l’iconografo prende le mosse. Per indicare ascesi, purezza, interiorità, gli occhi sono molto grandi, fissi, a volte malinconici, sotto una fronte larga e alta; il naso è allungato; le labbra sono sottili; il mento è sfuggente; il collo è gonfio.  

 

Dall'Oriente all'Occidente: dal modello rigido alle variazioni

 

L’occidente cristiano, ma anche qualche frangia orientale, lungo la sua storia ha accolto numerose icone provenienti dall’oriente, ma pian piano tali modelli soprattutto in epoca medievale e poi rinascimentale sono andati incontro ad una maggior sottolineatura del carattere prevalentemente umano che ha portato ad una progressiva contaminazione. Con il 1600 e 1700 soprattutto la città di Roma conobbe un incremento di immagini mariane che pian piano definirono anche il modello iconografico della Fiducia. Qui sotto alcuni esempi.

  
Salvatore Marco Montone