#perdono 01 - Diventare famiglia attraverso il Perdono

#perdono 01 – Diventare famiglia attraverso il perdono

 

Gentili lettori, dopo l’introduzione dello scorso maggio, nel primo numero effettivo di questa rubrica incontriamo, nel nostro cammino verso la Montagna del Senso, le storie di tre famiglie. In modi molto diversi (che non ci permettiamo di giudicare), in esse è entrato il mistero del perdono, e misteriosamente esse ci mostrano cos’è l’unità di una famiglia, e, per ciò stesso, della famiglia umana.

Cominciamo da una storia di persone famose. Come riporta vanityfair.it, è recente la notizia che «l’attrice di Hollywood Jennifer Garner ha saputo perdonare all’ex marito Ben Afflek (padre dei suoi tre figli…) le numerose scappatelle e i torti subiti. E, a distanza di diverso tempo dalla loro separazione ufficiale, ha deciso di sostenerlo ed essergli nonostante tutto amica, convincendolo ad andare in rehab [cioè in riabilitazione] e interrompendo le sue vacanze per accompagnarlo personalmente in clinica per disintossicarsi dall’alcol».

Un’altra storia recente è quella di due coniugi di Lanciano, Niva Bazzan e Carlo Martelli, che hanno subito una brutale rapina nella loro abitazione la notte di domenica 30 settembre. Dal letto dell’ospedale, la signora, cui è stato anche tagliato il lobo dell’orecchio destro, ha affermato di aver perdonato i rapinatori, ma ha anche chiesto allo Stato di compiere giustizia. Inoltre ha dichiarato di non provare rabbia, ma solo dispiacere al pensiero dell’inutile violenza perpetrata dai rapinatori. Mentre suo marito ha dichiarato che l’evento vissuto non lo ha convinto affatto a comprarsi un’arma, per il rischio che essa comporta che un’eventuale rapina finisca in ogni caso in tragedia, da un lato o dall’altro.

La terza storia, non nuova, ma di nuovo trasmessa in questi giorni dai canali d’informazione, è quella della signora Charity Lee, raccontata dal documentario The Family I Had. Nel 2007 suo figlio Paris, tredicenne, uccise nel sonno, con diciassette coltellate, sua sorella Ella, di quattro anni, nata dalla relazione della madre con un uomo diverso da suo padre. Paris, cui all’età di diciotto mesi era stato diagnosticato un profondo disturbo sociopatico che oltre a portare violenza, impedisce di provare empatia, rimorsi ed emozioni, fu condannato comunque a quarant’anni di carcere. Oggi ha ventiquattro anni. Suo madre lo ha perdonato, e gli fa visita frequentemente in carcere, in Texas, spostandosi dalla Georgia, dove vive. Inoltre tiene incontri pubblici nelle carceri giovanili per esortare a non usare la violenza.

Le fratture interne alla famiglia e le ferite provocate da agenti esterni mettono alla prova la gratuità dell’amore verso i propri famigliari e verso gli altri e la maturità dello stesso, al punto che la forza del perdono sigilla, per così dire, ma nella libertà più vera, il rapporto tra l’amante e l’amato, e viceversa, se l’amato ammette di dover esser perdonato. Ciò vale per il rapporto tra i coniugi (la prima storia in tal senso è un caso limite), tra le persone in generale nella società, tra genitori e figli.

Il perdono ha la forza di sanare e di generare frutti di unità destinati a durare. Proviamo oggi a non eluderne la necessità, forti della compagnia delle donne e degli uomini che abbiamo qui incontrato!

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