Lettere del Rettore - L'inizio del nuovo anno

 

 

Inizio violando la privacy: Ciao don Gabriele! Ti scrivo un messaggio perché altrimenti mi dimentico. Ogni anno scrivi una lettera dove annunci il tema dell’anno, lettera che si pubblica anche sul sito. Quest’anno vuoi inserirla?

Devo obbedire! Del resto il tema dell’anno in seminario è proprio l’obbedienza: Fate quello che vi dirà.

L’obbedienza può sembrare una parola fuori moda, oppure ci può far venire in mente una persona alla Fantozzi che subisce tutto quanto gli capita. Anche nell’ambito della vita religiosa si cerca sempre di ammorbidirla quando la si pronuncia, temendo che possa urtare la sensibilità di qualcuno.

Ma l’obbedienza primaria che tutti viviamo è quella alla nostra vita! Siamo chiamati a obbedire, essere fedeli al nostro presente e a quello che ci chiede. Non possiamo fare a meno di obbedire al nostro oggi e così nessuno di noi può chiamarsi fuori da questa fedeltà, a meno che non scelga la perenne infelicità e insoddisfazione che accomuna sia chi cerca consolazione nel passato, che colui che si affida al futuro per ingoiare il presente.

Certo se il presente mi chiedesse solo di scrivere queste due righe sarebbe un po’ troppo semplice obbedirgli. Oggi a me e a tutti il presente ci chiede di essere obbedienti al tempo di pandemia nel quale siamo immersi.

Vorrei provare a riflettere brevemente alla luce del “fate quello che vi dirà”, su come accogliere il presente. Scrive il monaco Cesare Falletti: siamo nelle mani di Dio e quello che capita lo riceverò. E non puoi fermarti, la vita non può fermarsi… Vorrei fermarmi, aspettare che passi un anno, aspettare che tutto finisca. Ma la vita mi chiede di obbedirle, di non perdermi il presente, di non fermarmi con la nostalgia di ieri o con le illusioni di domani. Essere obbedienti all’oggi  permette di vivere con una certa leggerezza, senza lasciarsi abbattere o schiacciare, senza incupirsi e avere paura del futuro, ma rimbalzando sempre in direzione della vita, cioè nella direzione dell’amore, del servizio, della gioia e della pace da comunicare agli altri (è sempre Cesare Falletti che scrive).

Allora converrà in ognuno di questi giorni incerti e imprevedibili che io mi ripeta che comunque è il giorno più importante della mia vita e non vale la pena disobbedirgli! Ricordo bene la lezione ricevuta da una nonnina il giorno del suo centesimo compleanno che nel rispondere a un bambino che le chiedeva quale fosse stato il giorno più bello della sua vita  ha risposto senza il minimo dubbio: OGGI! Lo spero anche per me e per tutti!

don Gabriele

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