Lettere del Rettore - L'anno che sta arrivando, tra un anno passerà

Un proverbio arabo dice: “se devi parlare fa in modo che le tue parole siano migliori del tuo silenzio”.  Diciamo che dando retta a queste parole farei meglio a non parlare…e sono convinto che se continuerete a leggere non troverete che conferme al riguardo! Però alla fine di un anno bisogna fare il bilancio e non posso sottrarmi alla cosa.

Come ho avuto già modo di dire con tanti, mi ritengo fortunato a vivere in una delle poche porzioni di Chiesa che non piagnucola e non si deprime. Alzarti la mattina e incontrarti con dei giovani che (nonostante le caccole agli occhi e lo sguardo un po’ assonnato) ti regalano subito un bel sorriso diciamo che ti dispone proprio bene.

Cosa penso possa aiutare questi giovani a camminare nella loro vita? Qui devo chiedere aiuto a papa Francesco. Devo dire che in molti si sono premurati di spiegarmi cosa deve fare il rettore del seminario, a volte dico che tutti sanno come si fa il rettore…tranne lui (ovvero, io). Ma al di là dei tanti consigli che ho ascoltato e che, a parte gli scherzi, mi hanno sollecitato e fatto pensare, un grande aiuto l’ho trovato nelle parole del papa rivolte ai seminaristi nell’incontro all’Aula Paolo VI il  16 marzo di quest’anno.

Credo che io debba con forza investire su queste due piste da lui indicate:

  • “Tre cose: in cammino, in ascolto e in fraternità, in compagnia”.

Qui è compreso il fatto di avere una guida spirituale, la dimensione della preghiera come ascolto del Signore e l’aspetto dei rapporti fraterni nella comunità. Questi sono gli ingredienti necessari nella vita di un seminarista.

  • Poi il papa ha sottolineato la formazione umana come necessaria allo sviluppo di una persona e ha fatto alcuni esempi concreti: saper giocare con un bambino, saper  gioire, saper piangere con un malato, saper “accarezzare bene” (e qui ha aggiunto una considerazione terribile: “se voi non sapete accarezzare bene come padri e come fratelli, è possibile che il diavolo vi porti a pagare per accarezzare”).

Insomma, credo che più che guardare indietro su tutto quello che non sono riuscito a fare, converrà che io guardi avanti rivolto a tutto quello che potrei proporre nell’anno che verrà…sperando che non abbia ragione Lucio Dalla che con un velo di tristezza cantava: “l’anno che sta arrivando, tra un anno passerà, io mi sto preparando,  è questa la novità!”

d. Gabriele Faraghini

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