Latte e Biscotti - 15/03/2019

Insipiens! Mt 5, 20-26

Un paio di giorni fa quando mi sono messo davanti a questo testo e ho iniziato a leggere, subito mi è balzato alla memoria un fatto accaduto venerdì scorso. Ero al ristorante con mia madre e mio fratello e alcuni amici di famiglia. Ogni qualvolta sono presente a queste cene già so che quanto prima, per via delle mie scelte, si inizia parlare di Dio e già so che mio fratello, lontano dalla chiesa, inizierà con le sue battute da bullo di periferia per prendermi in giro. Devo dire la verità oramai mi ci diverto anch’io, però quella sera, preso forse anche dalla stanchezza, come si è aperto puntualmente  per l’ennesima volta il dibattito sul Signore Gesù e sulla Chiesa, non mi sono fatto scivolare come al solito le sue battute e l’ho chiamato con disprezzo “insipiens” cioè “stupido” spiegandogli, sempre con atteggiamento di superiorità, cosa significasse sfoggiando cosi davanti a tutti  le conoscenze apprese durante il corso di filosofia medievale.

Lui non ha replicato e poi si è iniziato a parlare di altro. Non mi sono sentito per niente in colpa per quello che gli avevo detto, anzi mi sono detto : << quando ci vuole, ci vuole! >>. 

Il Signore pero ti riporta sempre con i piedi per terra e leggendo il testo mi sono domandato se fossi stato costruttivo e misericordioso con lui, ovviamente no, anzi ho contribuito a far si che continui a pensare quello che pensa, dimenticandomi l’invito all’umiltà e al silenzio in queste occasioni, che non si possono caricare le persone di pesi che non possono portare. Così ho preso il telefono e gli ho mandato un messaggio di scuse, non penso abbia capito davvero perché l’ho fatto, però so che gli ha fatto piacere.