Il Quadriportico - Uscire a fare due passi con Luisa.

Vorrei poter uscire a fare due passi e chiacchierare con quell’energica signora di nome Luisa di 108 anni che non ha mai mancato un turno di elezioni dal plebiscito del 1946 alle elezioni amministrative ed europee del 26 maggio 2019, perché la politica ha bisogno di memoria! Ne avrebbe di storia di raccontare… questa donna classe 1911 che ha vissuto tutta la storia della Repubblica Italiana. Quante cose avrei da chiederti…

Da qualsiasi punto la si guardi la nostra situazione storica è molto interessante perché è sempre piena di speranza. Potrebbe sembrare un’illusione, ma noi ci crediamo e ci impegniamo affinché questa nostra speranza non sia vana.

Un giovane uomo che si affaccia alla realtà oggi non può chiudersi nella disperazione o ancora peggio rifugiarsi nella trappola dorata dell’indifferenza. Certo, la situazione politica, sociale ed economica del nostro Paese (e non solo!) non è delle migliori, affatto! Ma ci possiamo fermare a questa prima analisi? Restare immobili davanti alla pesantezza dei fatti? Non spetta a noi risolvere i problemi più complessi che coinvolgono interessi nazionali e sovranazionali, ma una piccola goccia nel mare magnum del mondo globale conviene lasciarla, e non per puro spirito critico o per una polemica astratta.

Cara Luisa, il nostro Paese ha bisogno di memoria, ha bisogno di onestà, non di ignoranza e prepotenza. Il potere prepotente è troppo rischioso, schiaccia i più deboli, ci rende indifferenti rispetto ai valori e al senso del nostro vivere.Qui nessuno si vuole sostituire a nessuno! Per carità!

In tanti luoghi soffriamo dello stesso male: la solitudine. Strano il mondo di oggi. Per la prima volta nella storia, vediamo tutti insieme il mondo, ogni giorno. Accendi internet e sei in rete. Ma resti solo. Siamo insieme e siamo soli. Paradossale questo mondo! Ci difendiamo come meglio possiamo. Il rischio è mettersi ancora di più nell’angolo della solitudine. Palazzi, circoli, parrocchie, case tutti soffrono di questa nuova e strana forma di chiusura. Ci affanniamo di attivare connessioni ma non ci lasciamo educare dalla fatica di tessere relazioni. Le connessioni sono comode, quando non mi va di essere collegato posso “selezionare” la modalità-aereo.

Con le relazioni è tutta un’altra storia. La relazione va costruita, ti chiede fatica, ma resta e ti segna nella carne come un graffio profondo -  mi dice sempre il mio amico Gabriele. Una relazione la ricordi per tutta la vita e magari ti fa anche piangere. La relazione però genera vita, questo lo sanno bene le coppie di innamorati.

La com-unione è frutto di relazioni autentiche, che richiedono lentezza, intimità. L’intimo gettato in pubblico diventa osceno. La comunità non sopporta l’onnivisibilità. Questa esigenza malata di spettacolarizzazione divora tutto, perché la necessità di straordinario dimentica, banalizzandolo, l’ordinario. La generosità, invece, si prova nell’ordinario e la sua appassionata perseveranza è il vero fatto straordinario.

Ecco: costruire insieme. Poi, magari, prendere strade diverse. Ma costruire insieme. Perché quello che scricchiola sono le fondamenta comuni. Solo insieme si costruisce per il bene comune. Quanto sarebbe necessario vedere una fioritura di luoghi di speranza che animino e rinnovino la nostra situazione storica. È un lavoro faticoso perché ci chiama a riconoscere la nostra fetta di responsabilità nella società, ci chiama a dare il nostro contributo, a lavorare con gli altri, a riconoscere che non siamo onnipotenti! Ci chiama a partire…ma per un sentiero che non conosciamo a priori. Ci chiama a portare la pace agli altri…ma gli altri sono diversi e ci fanno paura. Questa paura si può superare rimboccandosi le mani e iniziando a lavorare seriamente.

Cara Luisa, noi seminaristi ci abbiamo provato a buttare questa goccia, ci abbiamo provato a lavorare insieme per capire quello che ci aspetta nel mondo. Abbiamo ascoltato voci diverse per formarci una coscienza critica capace di elaborare risposte nuove al bisogno che ognuno ha di sentirsi accolto, valorizzato e voluto bene. Abbiamo scoperto che la fede in Dio e la passione per l’uomo hanno generato e continuano a ispirare una saggezza sorprendente in chi, con umiltà, riconosce che gratuitamente ha ricevuto ciò che ha e ciò che è, e perciò decide anche lui di donarsi.

Spero avremo modo di incontrarci una volta: sta bene!

 

            Antonio & Mario

 

 

 

 

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