Il Signore dell'armadio

 

Il Signore dell'armadio

 

In ritardo come al solito “corro”, (si fa per dire), a lezione. Da lontano sento il suono della campanella del Laterano, sorpasso con disinvoltura un paio di suore, “smarco” con pluriennale esperienza il carrello delle pulizie e, dopo un affondo da centometrista in pensione mi ritrovo davanti l’aula a lezione iniziata. Con la delicatezza di un artificiere apro la porta, e mi “tuffo”con una ritrovata agilità nel primo posto disponibile - solitamente vicino al compagno Vietnamita ormai abituato a questa scena – ed è proprio lì mentre recuperavo il fiato, che la mente è volata verso l’unico posto dove non esiste il ritardo: IL DESERTO del SAHARA

 

 

Il ricordo del deserto è vicino , così tanto da sentire ancora i granelli di sabbia quando chiudo il breviario, o sfogliando i libri la sera, già perché il deserto da quelle parti è una polvere finissima che ti si attacca addosso e non si toglie più, per affetto o per vendetta sta con te per un bel pò. Don Pietro, che definirlo la nostra guida è assai riduttivo, ci diceva che il termine “Sahara” il lingua araba indica “il posto dove vieni messo all’angolo e qualcun altro ti deve salvare”. Così quando alla fine del secondo giorno da Kairouan siamo giunti all’oasi di Ksar Ghilane ci siamo ritrovati davanti lo spettacolo del Deserto Rosso tunisino. Piccole dune che al tramonto si colorano di un rosso caldo, accogliente, tanto da poter celebrare la messa in mezzo alle dune… tanto per non dimenticare che è qualcun altro che ti salva. Questa è stata la prima lezione silenziosa del Sahara scritta già nel suo nome.

 

Ma Sahara non è solo deserto, è anche acqua, soprattutto quella che manca. Durante gli spostamenti sulle nostre jeep Tojota ogni pausa era l’occasione per fare scorta di acqua e datteri, rose del deserto e foto “extraterrestri”. Come il lago salato di Chott el Jerid di oltre 5000 km quadrati che il caldo ha trasformato in una distesa infinita di cristalli di sale, o l’oasi di Montagna di Mides : un gran canion in mezzo al deserto dove si nascondono sorgenti d’acqua zampillante e profonde gole sottostanti. Insomma l’acqua anche nel nulla del deserto lascia il segno.

 

 

Acqua che vedevo anche quando non c’era e che Amar, il nostro autista, ci prendeva in giro dicendo essere “ Mirages”  - miraggi, e lo erano veramente! Ma in Tunisia , passando dal confine libico a quello algerino, a volte è difficile distinguere cioè che è “mirages” da ciò che è reale…scoprendo che la realtà a volte è più soprendente di qualsiasi miraggio!

 

Amar, un uomo magro e forzuto con occhi piccoli e decisi, faceva valere tutta la sua determinazione quando parlava al telefono ( forse con la moglie ?) o quando, imbottigliati nel traffico, dava indicazione in maniera frenetica ad autisti e passanti aprendo varchi impossibili su strade interrotte. Una volta, procedendo verso l’accampamento di Zmela sulle grandi Dune, Amar e gli altri autisti non hanno esitato a fermare le jeep per correre dietro ad un raro Varano Bianco e aiutare così un loro amico malato; la carne del varano è infatti una panacea per la malattia del loro amico e la corsa velocissima di Amar a piedi nudi nel deserto per inseguire quel lucertolone è una delle più belle immagini di amicizia che mi porto dietro.

 

 

Questo della Tunisia è stato il mio primo viaggio nel mondo arabo e di cui ne rimango indubbiamente affascinato. Le tre notti trascorse a Neftah vicino Touzer, sono state scandite dalla preghiera del Muzzin della vicina moschea e sapere di essere i pochissimi cristiani presenti in tutto il Paese ha ricoperto tutti noi di una certa responsabilità. I tanti volti incrociati anche velocemente in questi giorni, gli splendidi orizzonti interrotti dalle sagome di cammelli e dromedari in lontananza, la conoscenza di comunità di trogloditi nel deserto….tutto è racchiuso in un pezzo di ostia conscrata in una cappellina nell’ovest della Tunisia. La presenza del “Santissimo” in un piccolo Armadio di una cittadina sperduta del deserto è il segno tangibile che veramente il “deserto fiorirà”, che il “nulla” di quegli spazi immensi può essere il “tutto”, se adesso lì è presente Colui che “nulla ti fa mancare”. Se il Sahara è il posto dove vieni messo all’angolo e qualcun altro ti deve salvare , allora il Sahara è il posto dove si incontra Gesù, ma non serve andare in Tunisia per cercarlo perché in fondo tutti noi, qui, abbiamo bisogno di essere salvati !

 

La lezione sta finendo e tutti aspettano la campanella della pausa come l’acqua nel deserto, giusto il tempo al compagno vietnamita di risvegliarsi dall’incomprensibile lezione di filosofia… insomma i ricordi della Tunisia sembrano ormai lontani. Ma prima di alzarmi per andare a conquistare il meritato caffè, lo sguardo vola per un attimo al crocifisso affianco la lavagna e con un sorriso ripenso al Signore dentro ad un Armadio sperduto del Sahara pronto a riabbracciarmi....un po’ come quelle braccia del crocifisso di fronte a me.

In fondo il Deserto non è poi così lontanto!

SKatana
 

 

 

 

 

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