Il Quadriportico - Il Giornale e il Vangelo

 

Leggendo le notizie sui giornali sulle tante politiche economiche e sociali attuabili in questo periodo di crisi, delle varie flat tax e reddito di cittadinanza, mi è venuta voglia di rispolverare qualcuno dei principi della Dottrina Sociale della Chiesa, in particolare due, il principio di sussidiarietà e quello di solidarietà, cardini della stessa Costituzione.

Cominciamo con lo scoprire una cosa… questa dottrina sociale della Chiesa, che è?! Essa consiste in una serie di documenti ed in un compendio in cui si esprime tutto ciò che nei secoli la Chiesa ha elaborato sull’argomento, infatti dal Vangelo nasce una visione della vita comune nel mondo, particolare e propria del cristianesimo, che è però base per un confronto anche con la cultura e le istituzioni civili. Al centro della Dottrina Sociale c’è la persona umana e tutti i suoi diritti: questa è la finalità dei servizi, della burocrazia ed in ultima analisi della fondazione dello Stato stesso, la realizzazione dell’individuo come persona umana.

Il principio base è quello del bene comune, non la somma dei beni degli individui (contro ogni forma di individualismo), ma il raggiungimento di beni sociali, culturali e fisici al di là di quelli materiali. Da questo nascono quei due principi di cui parlavamo all’inizio, sussidiarietà e solidarietà, due argini a determinate visioni dello Stato.

Ecco come viene enunciato il principio di sussidiarietà: «In base a tale principio, tutte le società di ordine superiore devono porsi in atteggiamento di aiuto (« subsidium »— quindi di sostegno, promozione, sviluppo — rispetto alle minori. In tal modo, i corpi sociali intermedi possono adeguatamente svolgere le funzioni che loro competono, senza doverle cedere ingiustamente ad altre aggregazioni sociali di livello superiore, dalle quali finirebbero per essere assorbiti e sostituiti e per vedersi negata, alla fine, dignità propria e spazio vitale». Il sussidio serve agli enti sociali inferiori (quindi le famiglie o le piccole imprese) affinché esse si possano realizzare e sviluppare in maniera adeguata, ma allo stesso tempo lo Stato non deve scadere in forme di mero assistenzialismo: ricordiamo che il grande compito dell’uomo è il lavoro, che contribuisce alla sua santificazione ed a quella del mondo intero!

Il principio di solidarietà ha due implicazioni. È principio sociale, che richiama a distruggere le strutture di peccato nella nostra società, in nome della dipendenza che ognuno ha nei confronti del suo prossimo e viceversa, colta come valore positivo e non come un peso. Per questo dovremmo impegnarci tutti attivamente nel rispondere ad una realtà così difficile come l’immigrazione!

Il principio di solidarietà è anche virtù morale, che non tiene conto dell’interesse personale, ma ricerca il bene comune dell’intera famiglia, società, nazione. «La solidarietà assurge al rango di virtù sociale fondamentale poiché si colloca nella dimensione della giustizia, virtù orientata per eccellenza al bene comune, e nell'“impegno per il bene del prossimo con la disponibilità, in senso evangelico, a “perdersi” a favore dell'altro invece di sfruttarlo, e a “servirlo” invece di opprimerlo per il proprio tornaconto (cf. Mt 10,40-42; 20,25; Mc 10,42-45; Lc 22,25-27)”».

Ecco che in questi due principi è riassunto tutto l’apporto positivo che da cristiani impegnati nella vita politica e sociale possiamo donare a coloro che vivono con noi: l’attenzione ad essere solidali con i fratelli in condizioni più difficili, che in alcuni casi può significare anche pagare più tasse rispetto a loro o farsi carico di maggiori impegni a livello sociale; la valorizzazione dei talenti di ciascuno operata da parte dello Stato e della società, che se ne può occupare con le dovute strutture di sostegno.

Manuel

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