Gioventù bruciata - #7

Lettera #7

È appena iniziato un nuovo anno e uno strano senso di vertigine mi avvolge! È strano, ma la paura dell’abisso di ogni nuovo inizio mi fa tornare bambino. Come quando a casa il primo giorno di scuola, con il grembiule stirato e profumato mi pettinavo per affrontare il mondo che mi aspettava là fuori. Quante emozioni mi stringevano la pancia quelle mattine quando aprivo la maniglia della porta di casa. Quasi piangendo uscivo di casa, ma una energia tutta particolare mi spingeva a diventare un piccolo eroe in cerca del suo trofeo! Il cuore mi batteva forte e mi dava la carica! Che cosa meravigliosa il cuore dell’uomo! Vale la pena guardarci dentro senza farsi bloccare dal timore di sbagliare, dall’angoscia di scoprire la profondità dei nostri sentimenti e la vivacità delle nostre emozioni. 
Come fare a sostenere il rischio di guardarsi nel cuore? È bello ripartire da questa domanda con quella meraviglia che ci fa assomigliare a quei bambini che sono capaci di stupirsi del bello che la vita gli mette di fronte.
Mi è sempre restato difficile fermarmi a descrivere le emozioni che mi attraversano, che sferzano il mio animo. Le emozioni mi hanno sempre fatto paura, perché bruciano e dicono tanto di quello che porto nel cuore. Eppure non c’è atto più profondamente personale che cercare di descrivere e raccontare quello che ti passa nel cuore!   È un sentimento profondamente umano avere paura di guardare alle proprie emozioni, è molto più comodo lasciarsele scivolare via oppure nasconderle dietro una corazza da duri, di chi non ha bisogno di chiedere aiuto a nessuno. “Posso farcela benissimo da solo!” Quante volte mi sono ripetuto questa frase, quasi fosse la preghiera del cuore capace di darmi la speranza di vincere sempre nella vita. Chissà anche tu in fondo credi che sia meglio fare tutto da solo, che in fondo nella vita è meglio giocare da soli, arrivare alla fine giocando da soli, perché è meglio non fidarsi degli altri. Tanto prima o poi ti tradiranno.
Sai, proprio mentre ti sto scrivendo, la prima pioggia di questo autunno pigro che fatica ad affacciarsi sta colpendo i vetri della mia finestra. I colpi inferti da questo acquazzone sembrano tante fessure che aprono il mio sguardo verso la città e la sua gente. Una città che pare annegare sotto i colpi di un diluvio universale, destinato a sommergere tutto quello che ci circonda! Nel trambusto di questo temporale, tutti sembriamo persi eppure tutti cerchiamo di trovare nella nostra vita un benedetto segno di speranza! Sembra paradossale, ma proprio quando rischiamo di perderci è allora che cerchiamo un appiglio di salvataggio, quella fessura a cui aggrapparci per rialzare lo sguardo e riprendere a scalare il monte che ci attira verso il cielo!
Qualcuno sorride quando sussurro questo versetto di un salmo “Anche la prima pioggia l’ammanta di benedizioni” (Sal 84,7) . Forse verrà da sorridere anche a te, adesso! Ma, pensaci, proprio il sorriso è una benedizione sulla tua vita. Sorridere è pensare bene della propria vita. Il sorriso è soprattutto un segno di speranza. Quanto desidero veder fiorire la speranza, quella speranza autentica che fa brillare gli occhi, che illumina il futuro, che ci permette di guardare avanti senza farci bloccare dalla paura. La speranza commuove, ci fa camminare insieme, fianco a fianco a chi si è fatto nostro Benedetto compagno di viaggio. La speranza cresce quando riconosciamo di avere di fronte una persona vera, autentica, capace di emozionarsi, che decide di impegnarsi nel voler bene a qualcuno, che non ha paura di accompagnare nella fatica un uomo o una donna che è chiamato a crescere nella sua esistenza. Si cresce sempre, anche quando siamo vecchi e ci vorrebbero fare credere che ormai non abbiamo più nulla da imparare. No! La nostra vita è una continua sfida per crescere, per imparare, me lo ha insegnato con i fatti la mia nonna ultracentenaria! Solo chi ha la speranza nel cuore è disponibile ad imparare, a tornare bambino. La vita intessuta di speranza è contagiosa e ci fa meravigliare. La speranza è il migliore antidoto alla paura di esprimere le nostre emozioni, alla paura di essere davvero autentici. In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, di chi è pronto a scippare il presente e il futuro alla gente. A questa immagine falsa e irriconoscibile della cultura del vincente, preferisco appoggiarmi a una cultura più genuina che mette al centro la pazienza e la fedeltà nel lavoro a servizio degli altri. È un esercizio che mi offre speranza!
Adesso la mia speranza è di vederti fiorire in tutta la tua autenticità così speciale! Crescere di fronte agli uomini e soprattutto davanti al Signore, che ha benedetto la tua vita. La Benedizione di Dio rende già efficace il dono di grazia che Egli ha messo nei nostri cuori, è già un Atto di Grazia. Me lo ha fatto notare pochi giorni fa un uomo semplice ma molto saggio. Se posso, ti chiedo di pensare a questo spontaneo atto di fede verso il Signore! Fede nel suo amore viscerale, fatto di carne e che passa attraverso la nostra carne. Un amore vero, concreto che si sperimenta nel cammino quotidiano della nostra vita. 
Lo sai quanto ti sono affezionato, forse non ti ho mai scritto pensando così autenticamente al nostro legame di amicizia. Sentivo davvero il bisogno di lasciar scorrere liberamente il sentimento di fiducia che provo per te. Ti sono debitore per l’affetto che mi hai regalato e che mi sostiene sempre! Ti abbraccio forte come sai!!

M.

Avvisi

Sito web ufficiale del Pontificio Seminario Romano Maggiore

Hai commenti o suggerimenti sul sito? Non esitare, contattaci! Grazie della collaborazione.

Ubicazione

Piazza San Giovanni in Laterano, 4 - 00184 Roma

+39 0669 8621 | +39 0669 886159