Gaudete et Exsultate - Consolata Betrone pt.3

Il Cuore Buono di Gesù, Consolata Betrone e la “piccola via d’amore”

QUI TROVATE LA PRIMA PARTE: Parte 1
QUI TROVATE LA SECONDA PARTE: Parte 2

L’incarnazione di Cristo è stata necessaria per riportare l’uomo alla sua originale relazione con Dio, persa con il peccato originale. Cristo ha portato prima di tutto nel mondo i beni messianici e tra questi “la grazia” che ha permesso questa rinnovata relazione con la Trinità. Una “grazia” che passa soprattutto dai sacramenti, ma che non è vincolata ad essi perché Dio non è vincolato ai sacramenti. A partire dal Battesimo, porta di tutti gli altri sacramenti, l’uomo diventa “figlio nel Figlio” ed è chiamato a custodire quella relazionalità con il Padre, il Figlio e lo Spirito in tutta la sua vita. Questa relazione custodita dal battezzato, per grazia di Dio stesso, li permetterà di “contemplare” Dio in questa vita e di vederlo e relazionarsi con lui nell’altra. L’incarnazione ha come obiettivo centrale questa “relazionalità” da instaurare con le creature e di custodirla per la vita futura. In quest’ottica vanno viste anche tutte le vicende umane che Dio cerca di ricondurre in bene. Dio cerca di portare le persone a questa relazionalità terrena ed eterna: egli vuole tutti salvi eternamente. Vi sono alcuni che nonostante vivono una vita di fede autentica temono eccessivamente di non farsi custodi del dono di questa “relazione” con Dio. Mentre altri si disinteressano forse perché non hanno capito il “dono di Dio” o perché viti dal proprio egoismo. All’azione salvifica di Dio deve sempre corrispondere la volontà libera dell’uomo di “vivere” questa relazione che Dio gli propone: una chiusura totale a questa relazione comporterà un a-relazionarsi, cioè un’assenza di relazione, che è di per se giù un inferno. Un inferno che incomincia in questa vita e continua nell’altra. Questo è sintetizzato in questo passo:

Il 15 dicembre 1935 Gesù faceva scrivere a suor Consolata per tutte le anime: Consolata, sovente anime buone, anime pie e molto spesso anime a Me consacrate, con una frase diffidente feriscono l'intimo del mio Cuore: «Chissà se mi salverò?». Apri il Vangelo e leggi le mie promesse. Alle mie pecorelle ho promesso: «Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano» (Gv 10,28). Hai capito, Consolata? Nessuno può strapparmi un 'anima. Ma leggi ancora: « Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio » (Gv 10,29). Consolata, hai capito? Nessuno può strapparmi un anima... in eterno non periranno... perché Io do ad esse la vita eterna. Per chi ho pronunciato queste parole? Per tutte le pecore, per tutte le anime. Perché allora l'insulto: «chissà se mi salverò? » se Io nel Vangelo ho assicurato che nessuno può strapparmi un anima e che Io a quest'anima do la vita eterna e quindi non perirà? Credimi; Consolata, che all'inferno va chi vuole, cioè chi vuole veramente andarvi; perché se nessuno può strapparmi un'anima dalle mani; l'anima, per la libertà concessale, può fuggire, può tradirmi; rinnegarmi e passare quindi di propria volontà al demonio. Oh, se invece di ferire il mio Cuore con queste diffidenze, pensaste un po’ più al Paradiso che vi attende! Perché non vi ho creati per l'inferno ma per il Paradiso, non per andare a far compagnia al demonio ma per godermi nell'amore eternamente. Vedi; Consolata, all'inferno ci va chi vuole andarvi... Pensa come è stolto il vostro timore di dannarvi [Gesù si riferisce qui alle anime eccessivamente scrupolose di perfezione]: dopo che per salvare la vostra anima ho versato il mio Sangue, dopo che per un 'intera esistenza l'ho circondata di grazie, di grazie e di grazie... all'ultimo istante della vita, quando sto per raccogliere il frutto della Redenzione e quindi quest'anima sta per amarmi eternamente, Io, proprio Io che nel santo Vangelo ho promesso di dare ad essa la vita eterna e che nessuno me le strapperà di mano. Me la lascerò rubare dal demonio, dal mio peggiore nemico? Ma, Consolata, si può credere a questa mostruosità? Vedi; l'impenitenza finale l'ha quell'anima che vuole andare all'inferno di proposito e quindi ostinatamente rifiuta la mia misericordia, perché io non rifiuto mai il perdono a nessuno; a tutti offro e dono la mia immensa misericordia; perché per tutti ho versato il mio Sangue, per tutti! No, non è la moltitudine dei peccati che danna l'anima, perché Io li perdono se essa si pente, ma è l'ostinazione a non volere il mio perdono, a volersi dannare. San Disma, in croce, ha un solo atto di confidenza in Me e tanti e tanti peccati; ma in un istante è perdonato e lui; nel giorno stesso del suo ravvedimento, entra a possedere il mio Regno ed è un Santo! Vedi il trionfo della mia misericordia e della confidenza in Me! No, Consolata: il Padre mio che Me le ha date, le anime, è più grande e potente di tutti i demoni; sai! E nessuno può rapirle di mano al Padre mio. O Consolata, tu confida, confida sempre; credi ciecamente che Io adempirò tutte le grandi promesse che ti ho fatte, perché Io sono buono, sono immensamente buono e misericordioso e «non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva»

A questo messaggio di amore e bontà di Dio, che si può estrapolare da alcuni suoi scritti, vi si può leggere anche l’Opera delle Piccolissime a cui Consolata dà avvio. La sua testimonianza come monaca cappuccina umile e nascosta mostra, a chi vuole seguire questa via, un modo di vivere il comandamento dell’amore a Dio e ai fratelli attraverso un unico atto d’amore continuo. Per “Piccolissime” si intende quelle persone che abbracceranno su esempio di Consolata la via dell’atto incessante d’amore nello stile dell’”infanzia spirituale”. La prima “Piccolissima” sarà una donna ultra ottantenne, Giovanna Compaire che per anni aveva tenuto un negozio di calzoleria e da pensionata si ritirò in un luogo vicino al Monastero dei Cappuccini. Essa guidata prudentemente da padre Sales percorrerà questa via iniziata da Consolata ponderando bene e con i passi giusti la scelta di aderire alle “Piccolissime”. Infatti l’aderire a questa via non è solo il ripetere la preghiera “Gesù, Maria, vi amo, salvate anime” che possono fare tutti ma è un aderire ad alcuni impegni e obblighi da mantenere fedelmente nel tempo. Ma per tentare di capire un po’ il pensiero di Gesù stesso sulle piccolissime anime che seguiranno questa via, un po’ come i tanti monaci ripetono la preghiera esicastica del cuore, conviene riportare due passi delle parole di Gesù negli scritti di Consolata:

  1. Non saranno solo migliaia le Piccolissime, ma milioni e milioni. Ad esse apparteranno non solo il sesso femminile ma anche gli uomini. Oh, anche fra essi vi sono molte anime piccolissime! (…)

  2. Se una creatura di buona volontà mi vorrà amare e fare della sua vita un atto solo d’amore, da quando si alza a quando si addormenta – col cuore, s’intende – Io farò per quest’anima delle follie. Scrivilo.

 

Con la sua vita Consolata mostra a tutti una via piccolissima verso il cielo, fatta di confidenze e amore. Una via che con il trascorrere degli anni si diffonderà, come si è diffusa la preghiera esicastica tra i monaci dell’Oriente, coinvolgendo migliaia, se non milioni, di persone.

Benevento
 

Fonte principale: Il Cuore di Gesù al Mondo, p. Lorenzo Sales (Libreria Editrice Vaticana)

Fonti secondarie:

  1. http://www.consolatabetrone-monasterosacrocuore.it/page/ITA/vitaamore.html
  2. http://www.santiebeati.it/dettaglio/91097

Avvisi

Sito web ufficiale del Pontificio Seminario Romano Maggiore

Hai commenti o suggerimenti sul sito? Non esitare, contattaci! Grazie della collaborazione.

Ubicazione

Piazza San Giovanni in Laterano, 4 - 00184 Roma

+39 0669 8621 | +39 0669 886159