Gaudete et Exsultate - Consolata Betrone pt.2

Il Cuore Buono di Gesù, Consolata Betrone e la “piccola via d’amore”

QUI TROVATE LA PRIMA PARTE DELL'ARTICOLO: Parte 1

 

In tutto ciò che Gesù rivolge a Consolata risuona la sua enorme bontà e tenerezza per lei e le creature:

Chi uscì dal tempio giustificato? Il pubblicano (cf Lc 18,10). Ma è perché dinanzi ad un'anima umile e contrita il mio Cuore non sa contenersi... Sono fatto così! Ricordalo sempre: che ti amo e ti amerò alla follia in qualunque momento e per qualunque tua debolezza che non vuoi; ma che commetti. E quindi mai; mai; mai il minimo dubbio che per una tua infedeltà Io venga meno alle mie promesse [cioè alle promesse di realizzare la sua opera in Consolata]; mai, vero? Altrimenti mi feriresti nell'intimo del Cuore, Consolata! Ricorda che solo Gesù sa comprendere la vostra debolezza, Lui solo conosce tutta l'umana fragilità. Consolata, questa colpa, di dubitare che, a motivo delle tue infedeltà, Io non compia le mie promesse, tu non la commetterai mai; mai; mai; me lo prometti; vero? Tu non mi farai quest'oltraggio, perché mi faresti troppo soffrire! Non si creda che tutto ciò si addica solo alle anime di avanzata perfezione, quale era suor Consolata, che avrebbe preferito la morte piuttosto che commettere un'infedeltà a occhi aperti. Lo ripetiamo: Gesù, attraverso suor Consolata, intendeva parlare a tutte le anime, anche a quelle che, all'inizio del loro rinnovamento spirituale, sentono ancora l'asprezza della lotta; a quelle che, dopo aver progredito nella via della perfezione, e quando già si credevano invulnerabili, a un assalto più violento o improvviso del nemico, da Dio permesso, sperimentano ancora la fragilità umana. E allora il tempo di radunare le forze dell'anima in un supremo atto di confidenza nel Cuore di Gesù. Per tutte queste anime sono le seguenti confortanti parole che Gesù rivolgeva a suor Consolata: Vedi; Consolata, il nemico farà di tutto per scuotere la cieca fiducia che hai in Me, e tu non dimenticare mai che Io sono e amo essere esclusivamente buono e misericordioso. Comprendi; Consolata, il mio Cuore; comprendi il mio amore e non lasciar mai; neppur per un istante, che il nemico penetri nella tua anima con un pensiero di diffidenza, mai! Credimi solo e sempre buono, credimi solo e sempre mamma per te. E quindi imita i bambini che, ad ogni lieve scalfittura a un dito, tosto corrono dalla mamma per farselo fasciare. Tu fa' altrettanto, sempre, e ricorda che sempre Io cancellerò, riparerò le tue imperfezioni; infedeltà, così come la mamma sempre fascerà il dito malato in realtà o in immaginazione. E se quel bimbo, invece di un dito, si rompesse un braccio o la testa, dimmi; puoi descrivere la tenerezza, la delicatezza, l'affetto con il quale verrebbe curato, fasciato dalla mamma? Ebbene, anch'Io farei così con l'anima tua se avvenisse una caduta, anche se tacerò; hai capito, Consolata? Quindi mai; mai; mai un'ombra di diffidenza. La diffidenza mi ferisce nell'intimo del Cuore e mi fa soffrire. Le prometteva però, a suo conforto, che non l'avrebbe lasciata cadere in mancanze gravi: No, cara, né la testa né il braccio te lo lascio rompere. E poi sappi che ciò che dico a te, servirà un giorno per altre anime, per questo ti faccio scrivere. Ripetiamo che la lezione divina è per tutte le anime, poiché nessuno può pretendere di essere esente da difetto o imperfezioni: Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi (1 Gv 1,8). Anche suor Consolata - non ci stancheremo di ripeterlo - ebbe i suoi difetti; né li nasconde ma, come il lettore ha già potuto constatare, quasi si compiace di metterli in vista, insistendo e anche calcando su di essi la mano. Erano per lo più difetti esterni, come scatti improvvisi, causati quasi sempre da zelo di osservanza.

Dio ha veramente amato gli uomini. Egli non ama per scherzo e non è il “Genio maligno” di Cartesio che vuole ingannare le sue creature, o un Dio dei filosofi che è indifferente e a-personale ma un Dio che ama follemente, come il cuore di una madre ama un figlio. L’amore di Gesù si mostra amore vero per tutti, anche per chi ha commesso colpe gravi. Egli nei colloqui con Consolata usa un linguaggio quasi infantile perché Dio si fa “piccolo con i piccoli”:

Una vera mamma, per brutta che sia la sua creatura, essa non la ritiene per tale; per lei è sempre bella e così la riterrà sempre d suo cuore. Ebbene così, ma proprio così è il mio Cuore nei riguardi delle anime: anche brutte, anche infangate, anche sozze, il mio amore le ritiene sempre belle. E soffro quando mi si riconferma la loro bruttezza e godo viceversa quando, entrando a parte dei miei sentimenti materni; mi si dissuade della loro bruttezza, mi si dice che non è vero e che sono belle ancora. Lo so che è un pietoso inganno: eppure, cosa vuoi, ho bisogno di credere così. Le anime sono mie, per esse ho dato tutto il mio Sangue! Comprendi allora quanto ferisce il mio Cuore materno tutto ciò che è giudizio severo, biasimo, condanna, anche se basato su verità; e quanto invece mi è di sollievo tutto ciò che è compatimento, indulgenza, misericordia. Tu non giudicare mai; mai nessuno; non proferire mai una parola severa contro nessuno, ma consola il mio Cuore, distoglimi dalle mie tristezze, fammi vedere, con le industrie della carità, solo il lato buono di un'anima colpevole; e Io ti crederò e poi ascolterò la tua preghiera in suo favore e poi l'esaudirò. Se sapessi quanto soffro nel fare giustizia! Usa pietosi inganni; in questo caso il mio Cuore ha bisogno di credere che non è vero che le mie creature sono così ingrate e se tu cerchi di dissuadermi; dicendomi che non è vero che quell'anima è così cattiva, infedele, ingrata, Io ti credo subito. Cosa vuoi; il mio Cuore ha bisogno di essere confortato così, ha bisogno di fare sempre misericordia, mai giustizia! Tale linguaggio divino potrà sembrare nuovo e forse destare meraviglia, ma solo in chi lo considera superficialmente. Non è, infatti, che agli occhi di Gesù possa sembrare bella l'anima peccatrice, in quanto tale, ma essa gli appare sempre bella per quell'infinito amore che l'ha creata, che l'ha redenta e che la vuole salva.

Dio non solo desidera perdonare ma egli ha a cuore anche la nostra compiutezza. Una vita compiuta per un cristiano è una vita nella gioia, seppur con la croce. Diceva Léon Bloy “vi è una sola tristezza nella vita, quella di non essere santi”.  E la gioia più grande per un cristiano è, e dovrebbe essere, quella di incamminarsi, supportato dalla grazia, verso la santità che non è nient’altro che far risplendere ciò che di bello già c’è nel proprio cuore, dono di Dio, ma che è nascosto da tanti rifiuti che la società e la cultura immettono dentro all’Io. Alla Luce di Dio si può vedere la luce che vi è già dentro ognuno, ma che ha bisogno di un qualcosa per risplendere. E questo qualcosa è una relazione stabile con Dio stesso attraverso il Figlio, Parola del Padre nascosta nel Vangelo e pronta a essere gustata dai piccoli, i grandi infatti non la gustano perché hanno altro da fare o da pensare. Dunque alla Luce di Dio si può vedere la ricchezza che vi è dentro ognuno e portalo a risplendere per vivere una vita piena e compiuta, per cui anche nella gioia. Una gioia di cui partecipa Dio stesso, che trasforma la polvere un luce. Di questo si può capire anche dalle parole di Gesù a Consolata in questo passo:

Se sapessi quanto Io godo nel fare un 'anima santa! Tutti dovrebbero farsi santi per procurarmi questo piacere. Ne vuoi una pallida idea? Pensa alla gioia che prova una mamma quando vede il figlio suo tornare raggiante con la laurea conseguita: la felicità di questa mamma è indescrivibile! Ebbene, la mia felicità nel vedere un'anima giungere alla santità, supera immensamente questa debole immagine.

Benevento

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