Gaudete et Exsultate - Consolata Betrone pt.1

Il Cuore Buono di Gesù, Consolata Betrone e la “piccola via d’amore”

L’8 febbraio 1995, l’Arcivescovo Card. Giovanni Saldarini dà inizio al processo canonico per la causa di beatificazione di Consolata Betrone, una monaca clarissa cappuccina.

La serva di Dio Consolata Betrone nasce in Saluzzo (CN) da Pierina Betrone da Pietro e da Giuseppina Nirino il 6 aprile del 1903 e riceve il battesimo due giorni dopo. La sua vita è un vissuto di stretto contatto con Gesù il quale gli concede vari doni mistici, tra cui quello di sentire più volte la sua voce e di relazionarsi con lui. Va detto che Gesù non è un eroe della storia che fu e che rimane come un ricordo in noi ma è una persona “viva e vivente” che segue la storia stessa della Chiesa e di ciascuno e che per disegni provvidenziali, sfuggenti all’uomo, sceglie alcune persone per donare al mondo una nuova comprensione del disegno di salvezza del Padre. In queste scelte rientrano alcuni mistici, come anche la nostra Consolata, che sotto la guida e il discernimento della Chiesa permettono di capire ciò che Dio vuole donare alla Chiesa stessa. Il discernimento sui doni mistici appartiene solo alla Chiesa perché in questo campo le illusioni e gli inganni non sono pochi (vari autori spirituali, ad esempio Adolphe Tanquerey, Antonio Royo Marin e anche Achille Gagliardi, elencano i rischi del soprannaturale e parlano di vari errori, illusioni e inganni nei loro libri).

Consolata percorrerà nella sua vita un misto tra la “via dell’infanzia spirituale”, sulla scia di S. Teresa del Bambino Gesù, insieme alla “preghiera del cuore”, in una continua tensione verso Dio. L’8 dicembre del 1916 durante una comunione Consolata sente per la prima volta nel suo cuore Gesù che le dice «Vuoi essere tutta mia?». A questa domanda ella, capendo chi è che gli chiede questo, risponde «Gesù, si». Nel 1924 vi è un momento che cambierà la sua vita: legge per la prima volta la biografia di Santa Teresa del Bambino Gesù e questa lettura le lascerà un grande segno.

L’anno seguente deciderà di entrare tra le “Figlie di Maria Ausiliatrice” di don Bosco. Ma ecco che in crisi esce da questo istituito e torna a casa. Entrerà nel 1927 tra le Taidine del Cottolengo. L’anno seguente passa nella famiglia di santa Marta ma ecco che è di nuovo in crisi ed esce dalla “Piccola casa” con il rammarico dei superiori.

Il 17 aprile del 1929 entra nel monastero di Borgo Po a Torino ma scriverà «Nulla mi attira tra le Cappucine». Il 26 maggio dello stesso anno riceve due grazie dalla Madonna di Pompei e da santa Teresina del Bambino Gesù: quella di essere liberata dagli scrupoli e quella di sentire nuovamente un ardente desiderio di perfezione. È l’inizio della sua vita mistica. Farà la vestizione religiosa, prenderà i voti temporanei e in seguito i voti perpetui. La sua vita trascorre nel nascondimento e sotto la direzione di padre Lorenzo Sales, che cerca di discernere l’opera di Dio in lei; darà anche inizio all’«Opera delle Piccolissime». Avrà le sue notti oscure, con Gesù che farà silenzio, e che non la accompagnerà con i suoi doni mistici, anche nei giorni più bui. Nel 1943 accompagna un medico da una consorella inferme, ma il medico visita anche lei. Ed ecco che il medico si accorge che la sua salute era decadente. Nei successivi tre anni varie malattie la consumano e Consolata muore il 18 luglio 1946 accompagnata in questo passaggio dai sacramenti e dalla visione di un quadro di Gesù sofferente.

Gesù la sceglie per donare ad alcuni figli della sua Chiesa una via di luce, di amore e di sequela attraverso una sola e semplice preghiera. Come la preghiera esicastica dei monaci “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me peccatore”, famoso in questo campo il libro “Racconti di un Pellegrino russo”, così Gesù le insegna una giaculatoria da ripetere continuamente e senza interruzione. Egli la condurrà piano piano e gradualmente, con la guida anche di padre Sales, verso una ‘preghiera del cuore continua e ininterrotta’ che però avrà come motivo non più quella dei monaci russi, presa dal vangelo, ma la ripetizione di “Gesù, Maria, vi amo, salvate anime”. Gesù la sceglierà per percorrere questa “piccola via d’amore” e per insegnarla anche agli altri attraverso l’Opera delle Piccolissime.

Per capire un po’ la storia di Consolata, i sui colloqui con Gesù e il messaggio che se ne può in piccola parte estrapolare ricorro a estratti del libro di padre Sales. Egli riporta l’effetto che ebbe il libro di Teresa del Bambin Gesù su Consolata:

Fu la lettura di Storia di un 'anima a conquistare Pierina quando, ragazza, era desiderosa di darsi a Dio, benché incerta ancora sulla via da percorrere. Scrive infatti nei suoi appunti autobiografici: «Un lunedì d'estate del 1924, una compagna, Gina Richetto, mi prega di tenerle un libro; sarebbe passata a riprenderlo. L'apro... è la Storia di un'anima. Dopo cena salgo sull'ammezzato che dà sul negozio e lì, alla luce del lampione della strada, incomincio e proseguo a leggere la vita di santa Teresina. Una commozione nuova m'avvolge scorrendo quelle pagine. Comprendo di essere appunto quell'anima debole che il Signore ha trovato: "Se per impossibile il Signore trovasse un'anima più debole della mia, ecc... ". Ma ciò che irresistibilmente mi attrae, è l'invito delle piccole anime, è il vivere d'amore, è quel "Gesù vorrei amarLo tanto, amarLo come nessuno Lo ha amato mai". E allora nella mia anima avviene qualcosa di soavemente dolce, di dolcemente forte. Con il viso fra le mani ascolto la divina chiamata e questa si fa sentire al cuore, pressante, urgente... Era la voce della grazia che, mentre stimolava Pierina a troncare ogni esitazione nei riguardi della vocazione religiosa, indicava alla sua anima la via da percorrere: la piccola via d'amore. Che poi non si trattasse d'una semplice e passeggera impressione, ma di una profonda azione della grazia, ella ne avrà più tardi esplicita conferma da Gesù stesso che le dirà (27 novembre 1935): Santa Teresina scrisse: «O Gesù, perché non mi è possibile dire a tutte le piccole anime quanto la tua condiscendenza è ineffabile?... Sento che se per assurdo tu trovassi un anima più debole, più piccola della mia, ti compiaceresti di colmarla di favori ancora più grandi, qualora si abbandonasse con fiducia completa alla tua misericordia infinita». Ebbene, Io l’ho trovata l'anima debolissima, che si è abbandonata con piena fiducia alla mia misericordia infinita: sei tu, Consolata, e per te opererò meraviglie che sorpasseranno i tuoi stragrandi desideri. Suor Consolata è, dunque, una gloria di santa Teresina, perché da lei conquistata alla piccola via d'amore: scelta da Dio a confermarne la dottrina e a rivestirla di forma concreta.

Gesù inviterà Consolata a credere nell’Amore, che la farà avanzare nella virtù cristiana, e cioè al fatto che Gesù ama e ci ama veramente. Continua Sales nel suo libro:

Insomma, credere all’Amore vuol dire credere che Gesù ci ama, che ci vuoi salvi e che tutto ciò ch’Egli opera o permette, sia nel mondo intero come nel piccolo mondo dell’anima, è sempre per il nostro bene. Sono poche però le anime, anche se dedite alla pietà, che hanno questa fede viva e pratica nell’Amore. Ce l’hanno forse, ma debole e facilmente vacillante sotto i colpi di scalpello del divino Artefice, intesi a perfezionare l’opera delle sue mani. E quante anime sono portate a vedere in Dio, più che il Padre buono, il Padrone severo! E per esse questo dolce lamento di Gesù a suor Consolata (22 novembre 1935): Non fatemi Dio di rigore, mentre Io non sono che Dio d’amore! E per esse la risposta che Gesù dava a suor Consolata, che gli aveva domandato come preferisse essere chiamato (26 settembre 1936): Amore immenso, Bontà infinita! E per esse ancora il consiglio di Gesù a suor Consolata, indecisa se mettere in una lettera il Cuore Sacratissimo di Gesù o il Cuore buono di Gesù (22 luglio 1936): Metti il Cuore buono di Gesù; perché, che Io sia santo tutti lo sanno, ma buono non tutti. L’anima, pertanto, che vuol vivere d’amore, deve ben fondarsi in questa verità e applicarla ai mille casi della vita quotidiana. Non fermarsi alle creature o agli eventi, ma in tutto vedere Dio e il suo amore; e sempre, nelle cose favorevoli o contrarie, nella quiete o nella tempesta, raccogliere le proprie energie per far giungere al Cielo il grido della sua fede incrollabile: «Sacro Cuore di Gesù, credo al tuo amore per me! ». Che è quanto già asseriva l’Apostolo dell’Amore: E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi (1 Gv 4,16).