Gaudete et Exsultate - Il Santo di Dio

Gesù Cristo, il Santo di Dio

Carissimi, auguri di un Santo Natale!

Da quasi un anno ormai, la nostra rubrica sta proponendo uomini e donne come modelli di una vita piena e santa; ma i “modelli” offerti non sono “stampini”: nessuno potrà mai essere Pietro, Paolo, Francesco d’Assisi, Teresa d’Avila, Padre Pio, il Curato d’Ars… anzi, non è volontà di Dio che noi diventiamo come loro: sarebbe come ridurre la creatività del Creatore! Ognuno, nella sua unicità, deve trovare la propria e irripetibile forma di santità, per arricchire il Regno. Gli altri, più che modelli, sono come i tifosi allo stadio: essi, che già hanno terminato la corsa, ora, dalle tribune e dalle curve, incoraggiano in ogni modo i giocatori che, ancora in campo, devono lottare; e testimoniano che è possibile vincere!

Eppure un “modello” ci sarebbe: il quadro originale, da cui trarre ispirazione, è Gesù Cristo! Se spolveriamo il nostro cuore apparirà il Suo volto, perché a immagine Sua e in vista di Lui siamo stati pensati e creati: è Lui il vero uomo; è Lui il Santo di Dio; solo in Lui possiamo sperare di trovare la nostra identità!

“Volete andarvene anche voi? – dice Gesù ai discepoli, dopo esser stato rifiutato da alcuni. Pietro allora rispose: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio!” (Gv 6, 67-69)

In Gesù, la Santità acquista un volto nuovo.

Nell’ebraico del Vecchio Testamento, Santo è reso col termine Kadosh, che significa “separato”: Dio, il tre volte Santo, è il Trascendente; l’irraggiungibile; l’innominabile; Colui che abita nei cieli, lontano e distaccato, per quanto si sia reso vicino al suo popolo.

Dalle parole di Pietro, sopra citate, si può rintracciare l’eco della novità: se siamo uniti a Lui saremo, anzi siamo Santi. In Gesù, il termine “Santo” acquista il significato opposto: non “separato” ma “unito”. “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi (…)” (Gv 17,21)

 

 

Proprio nel Natale contempliamo questo mistero: noi, col peccato, abbiamo scelto la separazione, abbiamo chiesto il divorzio a Dio; ora il “Separato” ci offre l’unità… Non a parole, ma abbassandosi realmente; non è rimasto seduto sul suo trono a parlare e a dettar legge, senza sapere neppure cosa prova un uomo ad essere uomo; ma ha deciso di spogliarsi del suo manto regale, dei suoi calzari, della sua corona, del suo scettro… per indossare un asciugatoio e, con un catino in mano, ha lavato i piedi ai suoi servi; si è lasciato spogliare dalla sua creatura tanto amata, come uno sposo con la sposa, ma per farsi rivestire di scherni, di insulti, di violenze, di una coronare di spine; infine si è lasciato uccidere.

“Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.” (2Cor 8,9)

In Gesù, il Padre Buono, realizza la parabola del figliol prodigo: non aspetta che ritorni il figlio perduto. No, Egli manda il fratello maggiore a cercarlo!! Gesù Cristo, in cui noi tutti siamo figli, è il fratello maggiore che, non solo non è invidioso, non solo si unisce alla festa in onore del peccatore perduto e ritrovato; ma è lui che lascia Suo Padre, la Sua casa e va a riprendere l’uomo, nascosto in mezzo ai porci, affamato, sporco, senza dignità... morto. Quale grande amore ha avuto Dio per la sua creatura, che siamo noi!

Paolo afferma: “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” - Cosa fare dunque? Niente, assolutamente niente; perché: “Sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù.” (Rm 3, 23-24)

 

Usurpiamo il Regno di Dio!

Noi tutti siamo perduti e abbiamo voltato le spalle alla Fonte della nostra vita: la dimostrazione è che portiamo la morte dentro. Chi non lo riconosce fa di Dio un bugiardo e fa anche la fine del fariseo che ritorna a casa senza giustificazione, ovvero senza santità!

Nessuno può dire di meritare l’amore che abita la Trinità! E allora, cosa fare?

San Bernardo usa un’espressione molto forte: “Io, quello che mi manca lo usurpo dal costato di Cristo!

Riconosciamolo: a noi manca tutto! Manca la gioia, la comunione con gli altri, l’unità interiore; ci manca passeggiare con Dio, come era alle origini! Non abbiamo più la vita: siamo infelici, divisi (in noi, dagli altri e da Dio) … siamo morti!

Non si tratta di contrastare qualche difettuccio e foraggiare i nostri pregi. Si tratta di essere vivi o morti, e non dipende da noi: un bambino non sceglie di venire alla luce, ma riceve la vita gratuitamente, senza meriti. Così noi.  Forse proprio in questo contesto è da pronunciare l’espressione di Gesù: “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli.”

I bambini non sono esperti di ascetica o di morale… anzi!! Ma hanno la capacità di chiedere e prendere tutto, con la consapevolezza di non averlo guadagnato: non chiedono il cibo, perché hanno portato a casa lo stipendio; eppure pretendono quello, e non solo! Perché? Perché hanno la certezza assoluta di essere amati da quei due: lo sanno, perché ne fanno esperienza prima ancora di aver aperto gli occhi al mondo; prima ancora di aver usato i propri polmoni per respirare!

Lo stesso vale tra Dio e l’uomo: Dio ci regala la Gioia, che è la Santità… se noi ci fidiamo; se la chiediamo con la semplicità di un bambino; se la “rubiamo” come si ruba a un genitore… l’avremo “usurpata”. E insieme a Bernardo abbiamo la compagnia di tutti i santi!

Leggiamo un po’ dell’esperienza di Paolo:

Ora, dunque, non c'è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Perché la legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito.

Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. (Rm 8, 1-6)

Non per gli sforzi, ma gratuitamente siamo salvati… Paolo lo ha sperimentato sulla sua pelle!

“Va’, e non peccare più!” (Gv 8,11)

Ovviamente non si sta dicendo che Dio chiude gli occhi sul Peccato: la paga del peccato è la morte, perciò Egli non sarà complice della nostra disfatta!

Non è cancellata pertanto la frase di Giacomo: “La Fede senza le opere è morta!” Però esse (le opere) vengono dopo… In questo Natale, lasciamoci trovare da Gesù Cristo; lasciamo che ci prenda sulle sue spalle e ci riporti a casa; lasciamoci amare da Lui!

Corrispondere al suo amore e imitare il suo modo di fare, saranno frutti spontanei…

Questo è il Vangelo, la buona notizia: Egli ci ama, punto e basta! Non vuole niente da noi… cosa, infatti, potremmo darGli?

Un cristiano: o ha accolto la Sua Luce o l’ha rifiutata; o ha lasciato che Lui lo amasse o non l’ha voluto conoscere. Un cristiano o è Santo (=unito a Lui) oppure non è cristiano.

“Il popolo che camminava nelle tenebre
vide una grande luce.
Il giogo che gli pesava sulle spalle
tu hai spezzato.
Poiché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il segno della sovranità
ed è chiamato:
Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace.” (Is 9, 1-5)

Auguri di un santo Natale: Gesù Cristo, il Santo di Dio, non permetta che siamo separati da Lui; ci renda Santi, come è Lui!

Pietro Giordano