Gaudete et Exsultate - Chiara Corbella Petrillo pt.2

Chiara Corbella Petrillo:

L’amore per «piccoli passi possibili»

Chiara ha combattuto con tutte le sue forze contro «il drago» – come lei stessa chiamava la sua malattia. Come rivela Enrico, «ogni giorno abbiamo pregato per questa intenzione. Ma con l’abbandono di non sapere cosa fosse meglio. Chiara mi ha detto: “Enrico, se tu sapessi che il sacrificio che ti è proposto può salvare dieci persone, lo faresti?” “Sì, lo farei, ma soltanto con la sua grazia”. “Anche io, Enrico. È per questo che prego per la mia guarigione, ma senza davvero sperarla». E a Cristina, l’amica di sempre, Chiara confida: «Ho smesso di voler capire, altrimenti si impazzisce. E sto meglio. Ora sto in pace, ora prendo quello che viene. Lui sa quello che fa e fino ad ora non ci ha mai deluso. Poi capirò […] Poi per ogni giorno c’è la grazia. Giorno per giorno. Devo solo fare spazio».

Chiara ha tracciato un cammino di santità per piccoli passi possibili. Facendo ciò di cui era capace, in ogni momento, secondo le sue condizioni, senza lasciarsi imprigionare dalla paura del domani. Di fronte ad accadimenti che ci superano, siamo generalmente indotti a pensare che non saremo capaci di viverli. Invece, Chiara ci insegna una santità ordinaria. Che si può essere santi anche ai nostri giorni, semplicemente «fiorendo dove Dio ci ha piantati», come amava dire san Francesco di Sales. Il Signore non chiede a noi di cambiare l’acqua in vino, ma di riempire le nostre giare dell’acqua di cui disponiamo. E di lasciare a Lui di fare il resto. La vita non ci è data per essere posseduta, quasi come qualcosa di dovuto, perché in tal caso finiremmo per lasciarci sopraffare dalla paura di vederci sottratto ogni pezzo di vita faticosamente conquistato. Invece, la vita ci è data in dono. E Chiara non solo ha ricevuto e accolto la sua breve vita come un dono inestimabile, ma ha anche saputo alzare lo sguardo a riconoscere il volto del Donatore. «Qualsiasi cosa tu faccia nella vita, non scoraggiarti mai, figlio mio: se Dio ti toglie qualcosa, è per darti di più», scrive ancora al figlio Francesco. Nell’avversità e nella sofferenza della malattia Chiara si è sentita parte di un disegno di amore molto più grande della sua piccola vita. Per questo non ha avuto paura di “perderla”. O, meglio, di “perdersi” in un Amore sconfinato.

 

La vita di Chiara è, inoltre, esempio sublime di come sia possibile vivere l’amore a Gesù nella vocazione matrimoniale. Di come sia possibile giungere alle nozze celesti attraverso le nozze umane. Chiara si è donata a Dio facendosi dono a Enrico. Insieme Chiara ed Enrico sono evidenza della bellezza di vivere il matrimonio con l’assistenza della grazia. Tanto da accettare di portare il medesimo giogo e di percorrere insieme a Cristo sentieri altrimenti inaccessibili alle sole forze umane.

Quella di Chiara è una delle tante tristi storie oggi così frequenti di una giovanissima mamma che muore di tumore lasciando soli suo marito e suo figlio? Umanamente sì. Ma la felicità raggiante e la letizia di Chiara fino al suo ultimo respiro dicono di una vita luminosa vissuta già come vita eterna. La mattina del 13 giugno 2012 Enrico chiede a Chiara con trepidazione: «Amore mio, ma davvero il giogo del Signore è dolce?». Parlando e respirando con affanno, Chiara risponde sorridendo: «Sì, Enrico, molto dolce». La vergine era desta. La sua lampada ben accesa. Le riserve d’olio accanto a lei. Attendeva lo Sposo. Chiara sale al Cielo quello stesso giorno, a mezzogiorno. Vestita da sposa, con in mano il rosario e un piccolo mazzo di lavanda. A gustare già da questa terra il profumo dell’eternità.

Il suo funerale fu celebrato il 16 giugno, memoria del Cuore immacolato di Maria, nella parrocchia di Santa Francesca Romana in Roma, in una surreale atmosfera di gioia e di festa. Duemila persone presenti. La liturgia non fu quella dei defunti ma della Vergine Maria, al cui cuore immacolato Chiara ed Enrico ogni mattina consacravano la loro vita insieme. Il piccolo Francesco, che aveva imparato a muovere i primi passi, correva spensierato tra i banchi della chiesa. Nell’aria risuonavano gli stessi canti del matrimonio celebrato quattro anni prima. Li aveva composti Enrico. E quel giorno furono eseguiti da Enrico per la sua Chiara che stava celebrando le nozze eterne con lo Sposo tanto atteso in vita. Quella terrena. Che è già vita eterna. Perché nasciamo per non morire mai.

Francesco

Un innamorato di Chiara. Un innamorato di Dio.

 

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