Gaudete et Exsultate - Chiara Corbella Petrillo pt.1

Chiara Corbella Petrillo:

L’amore per «piccoli passi possibili»

Qualche anno fa mi è capitato tra le mani un libro dal titolo Siamo nati e non moriremo mai più. È stato l’inizio della mia storia d’amore con Chiara … Non me ne voglia Enrico, suo marito, né il figlio Francesco. Ma come non amare Chiara?

Fin da subito sono rimaste come marchiate a fuoco sul mio cuore queste sue parole: «Scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti a imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti. […] Se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente perché tutto è un dono. […] Siamo nati un giorno, e non moriremo mai più. […] L’amore è la sola cosa che conta. Lo scopo della nostra vita in terra è il paradiso, e dare la vita per amore è qualcosa di così bello! Francesco, il Signore ti ha voluto da sempre e ti mostrerà il cammino da seguire se gli apri il cuore. DaGli fiducia, ne vale la pena. Chiara. Tua mamma». Sono passaggi della lettera-testamento che Chiara una settimana prima di morire ha lasciato al figlio Francesco, all’epoca di appena un anno.

Chiara conosce Enrico nell’estate del 2002 a Medjugorje. Rientrati a Roma, si fidanzano. Chiara ha 18 anni, Enrico 23. I due sono accomunati dalla stessa passione per la musica. Il fidanzamento, che dura sei anni, è costellato di litigi e separazioni anche dolorose. Eppure, mano nella mano in un comune e fiducioso cammino di fede, arrivano a celebrare il loro matrimonio il 21 settembre 2008. «Ci siamo sposati senza niente, mettendo però sempre Dio al primo posto e credendo all’amore che ci chiedeva questo grande passo. Non siamo mai rimasti delusi», scrive Chiara sempre nella lettera.

Arriva presto la gioia dei figli. Che però è subito messa alla prova. Durante la prima gravidanza, infatti, è diagnosticata al feto una malformazione congenita del sistema nervoso centrale. Chiara ed Enrico rinunciano all’aborto che fu loro proposto. Chiara dà alla luce la sua prima figlia, battezzandola con il nome di Maria Grazia Letizia. Rimarrà in vita poco più di mezz’ora.

 

Una nuova sentenza nefasta arriva qualche mese dopo. Al bambino che Chiara porta nuovamente in grembo è diagnosticato il mancato sviluppo degli arti inferiori e degli organi interni. Ancora una volta, Chiara dà alla luce il figlio, battezzandolo con il nome di Davide e accompagnandolo con amore nella sua brevissima vita terrena. Chiara ha spesso testimoniato che, se avesse abortito Maria Grazia Letizia e Davide, sarebbe cresciuta con la costante ossessione di dover dimenticare quel giorno. Invece, la loro nascita è stata motivo di gioia immensa. E ha fatto maturare Chiara ed Enrico nella consapevolezza che non fa differenza la durata della vita – fosse di cento anni o di solo mezz’ora – perché ogni vita, in ogni condizione, ha la profonda dignità di essere raggiunta da uno sguardo d’amore.

Alla terza gravidanza l’ennesima infausta diagnosi. Che questa volta riguarda proprio Chiara. Al quinto mese di gravidanza, una ferita apparsale sulla lingua si rivela essere un aggressivo tumore. Per non danneggiare il bambino rimanda un primo necessario intervento chirurgico fino all’ottavo mese. Decide in ogni caso di rimandare chemio- e radio-terapia a dopo il parto. La dura sentenza arriva però il 4 aprile 2012: il suo corpo è pieno di metastasi e la scienza medica non dispone dei mezzi necessari per procurarle la guarigione. È Mercoledì Santo. È l’inizio della passione di Chiara, che nonostante questo conserva un viso sfolgorante della certezza di essere nata e di non poter mai morire. Chiara sale sulla sua croce, nella certezza di non essere sola, ma di sentirsi custodita nelle braccia del suo Sposo.

 

Francesco

Un innamorato di Chiara. Un innamorato di Dio.

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