Gaudete et Exsultate - Tutti i Santi pt.2

In Cristo, il Padre ci ha scelti per essere Santi e immacolati nell’Amore” (Ef 1,4)

Siamo nati per diventare Santi. Siamo nati per essere uno con Dio. Siamo nati per amare. Ora siamo come embrioni… mentre i Santi sono i nati; sono un parto riuscito: non a caso la Chiesa chiama il giorno della loro morte dies natalis (giorno della nascita)!

I Santi non sono caduti dal cielo; erano uomini e donne proprio come noi che hanno accolto il Cristo nella loro vita, ascoltando e incarnando la sua Parola.

La Santità non è una sorta di vita virtuosa e non possiamo conquistarla con le nostre forze… D'altronde l’Amore non è questione di Leggi e prescrizioni: come si può dire: “Devi amare! Sforzati di amare qual tale”? L’Amore non si impone, neppure a se stessi… esso sorge spontaneo: nel cuore del Santo, un’opera di carità (=d’amore), non appare come un atto eroico, ma come il più naturale e immediato. Penso a una mamma che si sacrifica per i suoi figli: lei non si sente un’eroina; si sente pienamente se stessa, semplicemente una mamma. Il contrario della Santità è lo snaturamento di un’esistenza.

La Santità non è la posa da santino, con le mani giunte, gli occhi languidi e un’espressione del viso che sfiora il ridicolo. Niente di tutto questo! L’Amore ha a che fare con la morte: niente di più serio, di forte, di virile e di tenero; l’Amore non sono gli occhietti a cuoricino, ma è il morire per l’amico, anzi per il nemico; è il donare la vita perché si è “performati” dalla Speranza certa che la si ritroverà.

Penso a un matrimonio: la vita non si dona durante la festa o la prima notte di nozze, ma quando la persona amata si rivela il tuo nemico che vuole “ucciderti”!

La Santità, con molta semplicità, consiste nel lasciarsi smuovere dall’Amore che “anima” Dio stesso, affinché animi anche noi… Corrispondere a Dio sarà allora una necessità, non un dovere!

Se è vero che ogni uomo, anche un masochista, desidera essere felice, bisogna chiarire una cosa: all’infuori dei Santi nessuno è realmente felice!

Senza la Santità, la nostra vita è come una freccia scoccata non avendo preso la mira o avendo puntato il bersaglio sbagliato. La differenza è abissale tra l’essere animati dal desiderio della Santità oppure no: l’Inferno, come il Paradiso, lo scegliamo e lo viviamo già qui, sulla terra…! Il vero fallimento o la riuscita di un’esistenza dipende, quindi, dall’aver o no “mirato”, desiderato e, per Grazia, colpito il centro: la Santità; inoltre per vivere questa stato di gioia vera e strabordante non si aspetta l’“altro mondo”: si vive già qui sulla terra, anche se in mezzo alle tribolazioni, come i tre giovani che nel fuoco cantavano benedicendo Dio.

Chiunque, se vuole “riuscire” nella vita non può mettere in secondo piano questa priorità! Penso ai genitori che si preoccupano di tante cose per garantire ai figli un futuro radioso, tralasciando l’unum necessarium, l’unica cosa che non può mancare: l’Amore, quello che ci ha insegnato Gesù Cristo.

Credo la Chiesa Santa

Se la Santità è la piena comunione con la Trinità, che si estende ai fratelli, mentre l’inferno è il suo rifiuto; se la Santità è la nostra unica meta; se la Santità coincide con la gioia e la pienezza… Allora il nostro più grande desiderio e il principale obiettivo non può che essere il raggiungimento di questa statura dell’esistenza. Il mondo può infatti offrire solo una felicità meschina; una vana euforia che è solo un fuoco di paglia: si brucia subito e lascia il vuoto… Invece la Santità, la gioia che viene da Dio, è una brezza leggera; è un roveto che arde ma non si consuma.

Paolo, nella lettera ai Romani, termina il settimo capitolo con la constatazione che la santità è “impossibile all’uomo – con le proprie forze – ma non a Dio”. Egli confessa:

C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Chi mi libererà?

Se lo vogliamo, Cristo non aspetta altro che renderci Santi come Lui; Egli non desidera altro che colmarci del Suo Spirito santificatore. E allora che aspettiamo? Insieme alle tante cose che chiediamo nella preghiera, per noi e per gli altri chiediamo che Egli ci renda felici davvero, perché può farlo; chiediamo il dono dello Spirito… Il Signore può anche guarirci da una malattia incurabile, ma tanto moriremo comunque prima o poi: non possiamo continuare a chiedere soltanto di “rimandare la nostra morte”! Bisogna imparare a cercare l’acqua viva, quella che in noi diventerebbe sorgente zampillante in eterno e che il Signore può e vuole donarci.

“Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete” (Gv 4,13)

“Non cercate il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà.” (Gv 6,27)

“Se voi, che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a quanti glielo chiedono!” (Lc 11,13)

“Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!» (Gv 6,35)

Nel Vangelo dell’ultima Domenica abbiamo sentito parlare di un cieco che sul ciglio della strada chiedeva l’elemosina. Il brano racconta che quando egli sentì che stava passando il Signore, gridò e volle avvicinarsi a Lui, ma non per chiedergli qualche spicciolo; ma alla domanda: “Cosa vuoi che io faccia per te?” Prontamente, ebbe il coraggio di chiedere la cosa più grande, ciò che più gli era necessario: “Che io veda di nuovo!” Immagino che la prima persona che vide, dopo la sua lunga cecità, fu proprio Gesù…

Nella nostra vita spesso ciò che accade è molto diverso: il Signore sembra un grande miliardario che domanda: “Cosa vuoi che io faccia per te? Chiedi qualsiasi cosa!” Si sente rispondere: “Offrimi un caffè!”

Approfittiamo dei momenti di preghiera… impariamo a pregare senza “sprecare parole”, ma semplicemente stando alla presenza di Colui che è la nostra gioia; Egli aprirà i nostri occhi e ci mostrerà il suo volto, in cui troveremo il senso del nostro esistere, del nostro vivere e morire. Stare con Lui: questa è la fonte della gioia e della Santità. Cos’è il Paradiso se non lo stare tutti in Cristo? Qualcuno ha detto: non preghiamo per vivere un po’ meglio, ma viviamo per pregare: stare alla presenza del Signore è il nostro destino!

“Egli è la nostra Pace.” (Ef 2,14)

“Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita.” (dal Salmo 26)

“Non hanno più vino”

Immaginando la schiera dei Santi, i seguaci del Cristo, come una grande scia che una nave (=la Chiesa) lascia nel Mare della Storia, la Vergine Santissima sarà certamente il vertice, il punto d’inizio. Ella si preoccupa per noi, perché vuole vedere i suoi figli felici… E quando si accorge che non abbiamo più vino, che quella che doveva essere la nostra festa si sta rivelano un fallimento, lei, causa nostrae laetitiae, accorre in nostro aiuto. Il Signore, nell’ Ora Sua, nel momento più sublime della sua esperienza terrena, ovvero poco prima di morire sulla croce, ci fece il dono della più tenera fra le madri: non dimentichiamoci dunque di Lei, perché la Madonna è il segreto, direi l’autostrada, che porta alla Santità!

Concludo con un piccolo commento di p. Raniero Cantalamessa:

Una domanda viene spontanea: "Cosa fanno i santi in paradiso? La risposta è, anche qui, nella prima lettura: i salvati adorano, gettano le loro corone davanti al trono, gridano: "Lode, onore, benedizione, azione di grazia...". Si realizza in essi la vera vocazione umana che è di essere "lode della gloria di Dio" (Ef 1,14). Il loro coro è guidato da Maria che in cielo continua il suo cantico di lode: "L'anima mia magnifica il Signore". È in questa lode che i santi trovano la loro beatitudine ed esultanza: "Il mio spirito esulta in Dio". L'uomo è ciò che ama e ciò che ammira. Amando e lodando Dio ci si immedesima con Dio, si partecipa della sua gloria e della sua stessa felicità.

Un giorno un santo, S. Simeone il Nuovo Teologo, ebbe una esperienza mistica di Dio così forte che esclamò tra sé: "Se il paradiso non è che questo, mi basta!". Ma la voce di Cristo gli disse: "Sei ben meschino se ti accontenti di questo. La gioia che hai provato in confronto a quella del paradiso è come un cielo dipinto sulla carta rispetto al cielo vero".

Regina Sanctorum omnium, Ora pro nobis.

Omnes Sancti et Sanctae Dei,

Orate pro nobis!

Pietro Giordano
 

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